Gli effetti economici della guerra stanno già bussando alle porte dell'Europa. Secondo Jacques Sapir, noto ricercatore presso il think tank Bruegel, lo scenario di instabilità geopolitica mondiale spinge verso l'alto la pressione inflazionistica del vecchio continente di circa un punto percentuale. L'allarme non riguarda soltanto il breve termine, ma evidenzia come le tensioni globali rischiano di minare la stabilità dei prezzi in modo strutturale.

Il fattore principale dietro questo rialzo resta il mercato dell'energia. Il prezzo del petrolio, infatti, continua a subire pressioni al rialzo secondo le previsioni dell'economista, il quale sottolinea come questo aumento non sia destinato a fermarsi nel prossimo futuro. Sapir rileva come il mercato dell'oro nero rappresenta il principale vettore attraverso cui le turbolenze geopolitiche si trasferiscono nell'economia reale, alimentando la spirale inflazionistica che sta già toccando le famiglie europee.

Le implicazioni vanno però oltre il semplice aumento dei costi energetici. L'esperto avverte che l'inflazione più elevata finirà per erodere anche la crescita economica complessiva dell'Unione Europea. Un doppio problema che i decisori politici e le banche centrali dovranno fronteggiare simultaneamente: contenere la corsa dei prezzi senza schiacciare ulteriormente la crescita del Pil nei prossimi trimestri.

Sebbondo Sapir, i segnali di questa dinamica sono già visibili sul mercato. La 'corsa' è dunque già iniziata, e gli effetti tangibili sulla capacità di spesa delle famiglie europee e sulla competitività delle imprese arriveranno presto. È uno scenario che richiede attenzione particolare da parte dei responsabili delle politiche monetarie e fiscali, poiché la finestra temporale per interventi efficaci potrebbe restringersi rapidamente.