L'escalation geopolitica in Medio Oriente trasforma la prima settimana di marzo in un incubo per gli investitori europei. Gli attacchi americani e israeliani all'Iran e la controreplica della Repubblica islamica scatenano paure concrete sui rifornimenti energetici globali, con conseguenze immediate sui listini del Vecchio continente. Tutte le principali Borse chiudono la settimana in territorio negativo, trascinando al ribasso il sentiment dei mercati finanziari.

Madrid registra la peggiore performance dell'ottava con un ribasso del 7%, seguita da Francoforte al -6,9% e Parigi al -6,8%. L'indice milanese Ftse Mib non scappa alla tempesta, arretrando del 6,5%, mentre Londra contenuta il danno attestandosi a -5,7%. A livello settoriale, l'automotive soffre più di tutti con una perdita complessiva del 9,1%, mentre il comparto bancario arretra dell'8,3%. Solo il settore petrolifero riesce a galleggiare, chiudendo con un timido rialzo dello 0,7%.

Lo spettro di una nuova crisi energetica alimenta invece una corsa senza precedenti sulle materie prime energetiche. Il greggio Brent vola del 26,1% in sette giorni, il Wti americano registra un ancora più marcato +33,4%, mentre il gas naturale scambiato ad Amsterdam raggiunge un rialzo vertiginoso del 63,4%. Questi movimenti riflettono l'ansia dei mercati rispetto alla possibilità di un'interruzione dei flussi energetici da una delle aree geopoliticamente più critiche del pianeta.

A Piazza Affari, il quadro è prevalentemente desolante con soli tre titoli in positivo. Lottomatica emerge come grande vincitrice con un balzo del 21%, grazie ai conti 2025 che hanno impressionato gli analisti con un utile in crescita del 45% fino a 369 milioni di euro. Eni segue al secondo posto con un rialzo del 4,4%, beneficiando dell'andamento favorevole del comparto oil, mentre Leonardo guadagna il 3,2%. Tra i cali più significativi emergono Amplifon che precipita del 20,2% dopo risultati deludenti e assenza di guidance, e Nexi che scende del 19,9% a causa di un piano strategico accompagnato da target insoddisfacenti. Mediobanca perde il 14,9%, mentre Mps arretra del 13,7% tra le incertezze sulla governance e le voci sulla possibile uscita dell'amministratore delegato Luigi Lovaglio.

I timori geopolitici spingono gli investitori verso i tradizionali beni rifugio: il dollaro si rinforza e l'euro cede l'1,8% rispetto alla valuta americana, un segnale del flight to safety che caratterizza le crisi internazionali. Sorprende invece l'oro, che nonostante il caos globale arretra del 2,6% nei contratti spot, forse per il rafforzamento del biglietto verde che rende meno appetibile il metallo giallo. Venerdì continua il calo con il Ftse Mib che cede ulteriormente il 1,02%, mentre torna a preoccupare lo spettro della stagflazione alimentato dai dati peggiori del previsto sul mercato del lavoro americano.