Una marea rossa ha travolto i mercati azionari dell'Asia nella seduta del 9 marzo 2026. La Borsa di Tokyo ha registrato il suo peggior risultato in circa un anno, con il Nikkei 225 che ha chiuso in calo del 5,20% a quota 52.728 punti, perdendo 2.892 punti nel corso della seduta. Un crollo che rispecchia le turbolenze geopolitiche in Medio Oriente e le loro immediate ripercussioni economiche.
Non solo Tokio: lo shock ha attraversato tutto il continente. Shanghai ha ceduto lo 0,69%, Shenzhen l'0,58%, Hong Kong il 1,93% e Mumbai il 2,44%. Il Kospi di Seul ha subito un calo ancora più marcato del 5,96%, mentre Sydney ha perso il 2,85%. Piazze minori come Tirana, Karachi e Bangkok hanno registrato perdite comprese tra il 3% e il 7%, testimoniando la portata sistemica della correzione. Sul piano valutario, lo yen ha proseguito il suo indebolimento, assestandosi a 158,40 nei confronti del dollaro statunitense.
Le ragioni del tracollo risiedono nell'improvviso deterioramento della situazione geopolitica nel Golfo Persico. Gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi diretti agli impianti petroliferi iraniani nella provincia di Alborz, al che Teheran ha replicato colpendo le infrastrutture energetiche di altre nazioni della regione. Questo ciclo di ritorsioni, combinato con gli attacchi ricorrenti contro le navi cisterna nello Stretto di Hormuz, ha generato il convincimento diffuso tra gli operatori che il mercato globale dovrà affrontare una carenza significativa e prolungata di greggio proveniente da quella zona del mondo.
Coseguenza immediata: l'esplosione dei prezzi energetici. Il Brent, il principale benchmark europeo, ha raggiunto i 119 dollari al barile, un balzo di quasi il 30% prima di assestarsi intorno a 110 dollari al barile (+17%). Il WTI americano ha toccato i 104,5 dollari al barile, mentre sui mercati asiatici il petrolio ha sfiorato quota 120 dollari. Questi livelli di quotazione non si registravano dal 2022, quando altre crisi di approvvigionamento avevano scosso i mercati globali.
Il contraccolpo si ripercuote con forza soprattutto sulle economie asiatiche ad alta intensità energetica. Il Giappone, profondamente dipendente dalle importazioni di greggio dal Golfo, è particolarmente vulnerabile a questi shock di prezzo. La combinazione tra cali azionari e rialzo dell'energia crea un ambiente di marcata incertezza che potrebbe inceppare la crescita economica della regione nei prossimi mesi, con tutte le implicazioni che ne conseguono per l'economia mondiale.