Le aspettative del mercato finanziario si sono significativamente modificate rispetto alle valutazioni di solo qualche giorno fa. Se fino a venerdì scorso gli operatori stimavano un singolo intervento della Bce per contenere l'inflazione, le nuove previsioni elaborato dalle principali società di analisi vedono ora uno scenario ben diverso. A influenzare questa revisione al rialzo è principalmente la dinamica geopolitica che sta caratterizzando il Medio Oriente: la tensione tra l'Iran e altri attori regionali ha innescato un rincaro significativo delle quotazioni petrolifere, con evidenti ripercussioni sulla stabilità dei prezzi al consumo in Europa.
Secondo i dati raccolti da Bloomberg, il consiglio direttivo dell'istituto centrale europeo dovrebbe procedere con ben due incrementi di 25 punti base ciascuno. Il primo di questi aumenti potrebbe materializzarsi già entro giugno prossimo, segnando una decelerazione dell'operato espansivo che la banca centrale ha condotto negli ultimi anni. Si tratta di una correzione di rotta importante, che riflette le mutate condizioni macroeconomiche e la necessità di arginare tempestivamente una possibile spirale inflazionistica alimentata dai costi energetici.
Non soltanto la Bce è sotto i riflettori degli investitori. Anche la Bank of England, l'istituto centrale britannico, appare destinata a modificare il proprio orientamento. Secondo le quotazioni dei mercati finanziari, esiste una probabilità del 70 per cento che Threadneedle Street proceda a un aumento dei tassi ancora entro il corso di questo anno, una prospettiva che fino a poco tempo fa appariva meno scontata. Questa convergenza tra le due principali banche centrali europee testimonia come le pressioni sull'inflazione rappresentino ormai una priorità condivisa nel Vecchio Continente.