L'agricoltura italiana affronta una delle sue crisi più profonde nel comparto dello zucchero. Secondo l'allarme lanciato da CIA – Agricoltori italiani, il settore è precipitato in una spirale di contrazione che non accenna a invertirsi. L'associazione chiede al Governo di convocare urgentemente un tavolo nazionale per discutere le strategie di rilancio, mentre le superfici coltivate continuano a ridursi vertiginosamente.
I numeri raccontano una storia di disfacimento economico. Nel 2006, l'Italia contava oltre 250mila ettari dedicati alla coltivazione di barbabietola da zucchero, con 19 stabilimenti di trasformazione operativi su tutto il territorio nazionale e una produzione annua superiore a 1,5 milioni di tonnellate. Oggi, a distanza di vent'anni, le superfici coltivate non raggiungono i 19mila ettari, una riduzione del 92%. Il paese che un tempo copriva completamente il proprio fabbisogno interno oggi dipende dalle importazioni per quasi l'80% del consumo.
La causa principale di questo tracollo risale alla riforma dell'Organizzazione Comune del Mercato europea dello zucchero, partita nel 2006 e completatasi nel 2017 con l'abolizione del sistema di quote produttive e la conseguente liberalizzazione del mercato. La riforma ha innescato un crollo dei prezzi all'origine, una drastica riduzione dei sostegni pubblici ai coltivatori e un progressivo abbandono dei campi. La situazione si è aggravata ulteriormente negli ultimi anni: le rese medie per ettaro sono crollate da 9 tonnellate di saccarosio nel 2018 alle attuali 7,5 tonnellate, mentre le difficoltà strutturali della produzione non trovano alcuna protezione sul mercato.
La crisi ha raggiunto il culmine con la recente decisione di Coprob Italia Zuccheri, il principale operatore del settore, di sospendere stagionalmente l'impianto di trasformazione di Pontelongo, in provincia di Padova. L'azienda ha trasferito tutte le barbabietole già contrattualizzate allo zuccherificio di Minerbio, nel Bolognese, uno dei pochi stabilimenti rimasti operativi. Nel solo Veneto, le superfici coltivate sotto contratto per la prossima stagione non superano i 4mila ettari. La contrazione interessa non solo il comparto zuccheriero ma l'intero sistema dei seminativi.
A questi problemi strutturali si aggiungono i rischi derivanti dagli accordi commerciali internazionali. Coprob aveva manifestato preoccupazioni lo scorso settembre in merito al potenziale accordo di libero scambio tra l'Unione Europea e il Mercosur, il blocco economico latinoamericano. L'azienda aveva evidenziato come l'importazione di ulteriori 180mila tonnellate di zucchero a dazio ridotto, contemporaneamente alle 10mila tonnellate già previste dal rinnovo dell'accordo con l'Ucraina, comporterebbe effetti devastanti per la produzione nazionale in un mercato già fortemente competitivo a livello europeo. CIA attende ora l'apertura di un dialogo istituzionale per tracciare una via d'uscita dalla crisi.