Le tensioni geopolitiche in Medio Oriente potrebbero trasformarsi in una vera bomba economica per l'Europa e il mondo intero. È l'allarme lanciato da Valdis Dombrovskis, commissario europeo responsabile dell'Economia, nel corso delle riunioni preliminari dell'Eurogruppo. Secondo il funzionario comunitario, uno scenario di escalation prolungata del conflitto comporterebbe il rischio concreto di una "stagflazione sostanziale", il temuto fenomeno in cui inflazione alta e crescita economica ridotta convivono creando una situazione particolarmente difficile da gestire.
La gravità della minaccia dipenderebbe principalmente da quanto a lungo persisterà l'instabilità e da quanto ampiamente si estenderà territorialmente. Dombrovskis ha specificato che il punto critico arriverebbe qualora il conflitto superasse le due settimane di durata, soprattutto se accompagnato da interruzioni dei traffici marittimi nello Stretto di Hormuz o da attacchi alle infrastrutture energetiche del Golfo Persico.
Secondo il commissario, in uno scenario così negativo si verificherebbe una cascata di conseguenze economiche avverse. Il rincaro dei prezzi dell'energia rappresenterebbe il primo effetto domino, destinato a propagarsi rapidamente verso il resto dell'economia attraverso l'inflazione. A ciò si aggiungerebbe un deterioramento della fiducia degli investitori e dei consumatori, elemento cruciale che frena ulteriormente la spesa e gli investimenti. Nel contempo, le catene logistiche globali subirebbero nuove fratture, mentre le banche e i mercati finanziari restringerebbero ulteriormente i cordoni della borsa.
L'avvertimento di Bruxelles arriva in un momento di fragilità economica persistente in Europa, dove l'inflazione rimane ancora superiore ai target delle banche centrali e dove la crescita procede a ritmo blando. Una simile combinazione di shock stagflazionistico potrebbe compromettere seriamente i piani di ripresa economica dei prossimi mesi.