L'instabilità geopolitica globale sta mettendo a dura prova il sistema logistico italiano. A risentierne maggiormente è il settore del trasporto merci su ferrovia, alle prese con le conseguenze della chiusura dello Stretto di Hormuz, uno dei corridoi marittimi più critici per il commercio internazionale. Secondo Assoferr, l'associazione che rappresenta i principali operatori ferroviari europei, il blocco ha innescato una cascata di disagi che minaccia di compromettere la competitività del nostro Paese.

Mauro Pacella, presidente di Assoferr, ha sottolineato come le imprese europee si siano dotate negli ultimi anni di strategie di adattamento alle crisi ricorrenti, specialmente in seguito alla pandemia. Tuttavia, il protrarsi dell'instabilità internazionale rischia di raggiungere un punto di rottura irreversibile. Il blocco dello Stretto genera infatti un effetto domino sugli scambi commerciali tra Oriente e Occidente, costringendo le spedizioni a percorrere rotte alternative che rallentano significativamente la circolazione delle merci e generano perdite di volumi nel mercato.

I numeri parlano chiaro: chi sceglie di aggirare il blocco di Hormuz affronta un allungamento dei tempi di viaggio di almeno venti giorni rispetto alle tratte ordinarie. Le conseguenze economiche sono ancora più pesanti: carburante aggiuntivo, incremento dei premi assicurativi e una serie di costi accessori portano l'aumento complessivo ben oltre il 50% rispetto alle tariffe base. Una pressione insostenibile che rischia di spingere i caricatori verso altre modalità di trasporto, erodendo ulteriormente la quota del cargo ferroviario.

Per contrastare questo scenario, Assoferr rinnova al governo la richiesta di politiche di sostegno dedicate al trasporto merci su rotaia. Secondo Pacella, ogni incentivo alla ferrovia rappresenta un investimento che compensa le esternalità generate da modalità di trasporto alternative, meno efficienti dal punto di vista ambientale e della congestione stradale. La soluzione proposta passa per l'intermodalità: la ferrovia dovrebbe farsi carico delle lunghe percorrenze, mentre il trasporto su gomma garantirebbe la capillarità della distribuzione finale. Condizione essenziale: che porti, interporti e insediamenti industriali alimentino effettivamente questo sistema integrato. Senza interventi strutturali e incentivi dedicati, il rischio è che la logistica italiana si assesti su modelli meno efficienti e più vulnerabili alle prossime crisi internazionali.