Le tensioni geopolitiche nel Golfo Persico spingono le compagnie di navigazione cinesi a ricorrere a strategie sempre più creative per proteggere i propri natanti. Secondo quanto riporta Lloyd's List Intelligence, fra il 1 e l'8 marzo scorsi sei imbarcazioni riconducibili a società cinesi hanno attraversato lo stretto di Hormuz annunciando esplicitamente la loro provenienza. Si tratta però di un flusso molto contenuto, che non riguarda le navi cisterna - le più vulnerabili dal punto di vista commerciale - e che rimane ancora lontano dal normale volume di traffico della regione.

La tattica della dichiarazione preventiva della nazionalità rappresenta un tentativo di comunicare preventivamente agli attori ostili che si tratta di imbarcazioni non riconducibili agli alleati americani o israeliani. Tehran ha infatti ribadito più volte che gli attacchi via drone e missili saranno riservati esclusivamente ai vettori collegati alla coalizione occidentale. Tuttavia, gli esperti avvertono che questo modesto numero di transiti non costituisce una prova affidabile di un presunto salvacondotto garantito dalle autorità iraniane.

Nel fine settimana sono passate anche due navi portacontainer di tipo supramax, caratterizzate da una capacità di carico pari a circa 53mila tonnellate. Nonostante ciò, i principali operatori logistici cinesi mantengono un atteggiamento ancora prudente nel programmare i loro spostamenti verso quest'area geografica particolarmente rischiosa. Il comportamento cauto delle compagnie riflette un'incertezza di fondo sulle reali garanzie di sicurezza nel passaggio.

Questa pratica non è una novità esclusiva del commercio marittimo cinese. Secondo fonti settoriali, anche le navi battenti bandiera turca ricorrono al medesimo stratagemma. Il precedente più recente riguarda il Mar Rosso, dove durante gli attacchi dei ribelli yemeniti le imbarcazioni adottavano sistematicamente questa comunicazione preventiva per ridurre il rischio di essere colpite. Le tensioni nel Golfo rimangono comunque su livelli critici, con il traffico commerciale internazionale che continua a subire l'impatto diretto delle dinamiche di conflitto regionale.