Lo spettro della recessione torna a materializzarsi sull'economia italiana. A scatenare l'allarme è il mix esplosivo generato dalla crisi in Medio Oriente: il prezzo del greggio ha subito un'impennata verso i 120 dollari al barile in pochi giorni, e nel contempo i mercati finanziari scommettono con il 70% di probabilità su due aumenti dei tassi di interesse della Banca centrale europea nel corso dell'anno, il primo atteso già entro giugno. Un doppio colpo che il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti ha definito pubblicamente "grave" e potenzialmente letale per le prospettive di crescita tricolore.

Secondo le valutazioni degli analisti economici, il nesso causale è immediato e tangibile. L'economista Carlo Cottarelli, ex responsabile degli Affari fiscali al Fondo monetario internazionale e attualmente direttore dell'Osservatorio sui conti pubblici dell'università Cattolica, ha quantificato l'impatto: ogni aumento del 10% nel costo del petrolio erode circa 0,1 punti di prodotto interno lordo. Con il barile balzato a 120 dollari - equivalente a un rialzo del 100% - il danno atteso al Pil italiano raggiungerebbe almeno un punto percentuale. Le stime ufficiali del governo prevedevano una crescita dello 0,7% nel 2026: a questi livelli di prezzo energetico, quel scenario positivo rischia semplicemente di svanire, trascinando il Paese verso la contrazione economica.

Il governo rivendica la memoria storica della crisi precedente. L'inflazione schizzò quasi al 12% nel 2022 a causa del conflitto ucraino, costringendo Francoforte a una stretta monetaria convulsa. Giorgetti sottolinea sui canali ufficiali del ministero che l'Europa conosce il prezzo di questa lezione: inasprire le condizioni di credito proprio quando i prezzi energetici esplodono non risolve l'inflazione, la aggrava, perché colpisce un'economia già in sofferenza. La Bce tuttavia si ritroverebbe in una trappola classica: con l'inflazione di nuovo in risalita e i prezzi alle stelle, non potrebbe restare con le mani ferme anche se la crescita economica ristagna, configurando quello che l'economista europeo Valdis Dombrovskis definisce uno "shock stagflazionistico sostanziale".

L'incertezza sui mercati è già evidente. I contratti derivati scambiati su Bloomberg questa mattina prezzano una probabilità settenaria per due rialzi da 25 punti base ciascuno dei tassi direttori Bce nel 2026. Questa aspettativa si è immediatamente tradotta in maggiori costi di finanziamento: il rendimento decennale dei titoli di Stato italiani ha guadagnato quasi mezzo punto percentuale in poche sedute, passando dal 3,27% di fine febbraio a livelli sensibilmente più alti. Per il governo, già impegnato in un complicato equilibrio tra sostegno alla crescita e controllo del debito pubblico, uno scenario di recessione aggravato da tassi più alti comporterebbe scelte difficili. Cottarelli suggerisce che senza un intervento fiscale dello Stato - come accadde nel 2022 - l'economia italiana potrebbe non avere gli strumenti per difendersi.