Risultati contrastanti per Cir, il colosso industriale quotato su Euronext Milan e controllato dalla storica famiglia De Benedetti. Nel 2025 la società ha generato ricavi complessivi per 1,8 miliardi di euro, registrando una contrazione dello 1,1% rispetto all'anno precedente. Tuttavia, se si escludono gli effetti dei cambi valutari e si considerano acquisizioni e cessioni, il fatturato segna una crescita del 2%, con performance diversificate all'interno del portafoglio aziendale: la divisione Kos accelera con un +2,2% nominale e +4,8% a perimetro costante, mentre Sogefi rimane pressoché stabile.

L'indicatore chiave di performance operativa, l'Ebitda, migliora leggermente a 274,1 milioni di euro (15,2% del fatturato), dai 272,1 milioni dell'anno precedente. Un segnale positivo che contrasta però con l'utile netto consolidato, sceso a 29,2 milioni dai 39 milioni del 2024. La contrazione della redditività finale dipende principalmente dalla performance dei portafogli finanziari della capogruppo: i proventi netti da investimenti si sono ridotti a 16,6 milioni dai 30,3 milioni dell'esercizio precedente, con un rendimento calato dal 7,1% al 4%. Il portafoglio di private equity, largamente esposto in dollari americani, ha subito l'impatto della rivalutazione dell'euro, erodendo i guadagni finanziari.

Lato finanza, la posizione di cassa netta si consolida a 220,4 milioni di euro (contro 202,6 milioni a fine 2024), mantenendo un equilibrio solido. Nonostante questo, il mercato ha penalizzato il titolo in Borsa, con un calo del 2,65% nella seduta di chiusura dei conti, sceso fino a 0,66 euro per azione. Una reazione legata probabilmente alle scelte strategiche annunciate dal cda.

Proprio il consiglio di amministrazione ha infatti deliberato di non distribuire dividendi agli azionisti, optando invece per un programma di riacquisto di azioni proprie. L'offerta pubblica di acquisto riguarda fino a 50 milioni di azioni al prezzo di 0,68 euro cadauna, per un investimento complessivo di 34 milioni di euro, rappresentando il 5,458% del capitale sociale. Si tratta di una mossa che punta alla riduzione del numero di titoli in circolazione senza tuttavia portare al delisting della società da Euronext. L'operazione non è subordinata al raggiungimento di un numero minimo di adesioni e non intacca le quote già in portafoglio presso la capogruppo.

La decisione di privilegiare il buyback rispetto ai dividendi riflette una strategia orientata al rafforzamento della struttura del capitale e alla valorizzazione per i soci rimasti. Nel contesto di un 2024 caratterizzato da operazioni di ottimizzazione patrimoniale, come la cessione della divisione Filtrazione di Sogefi e la vendita della sede storica di via dell'Orso a Milano, il gruppo continua a operare scelte volte a incrementare l'efficienza della gestione finanziaria. L'assemblea degli azionisti dovrà ratificare le decisioni del cda nei prossimi giorni.