Gli effetti del conflitto in Iran si estendono anche al comparto vinicolo italiano. Le tensioni geopolitiche nella regione mediorientale stanno infliggendo colpi durissimi alle esportazioni di Prosecco, uno dei fiori all'occhiello dell'enologia italiana. I numeri del primo bimestre 2026 raccontano una storia di difficoltà senza precedenti per i produttori veneti.

Sandro Bottega, amministratore delegato della storica cantina Bottega Spa con sede in Veneto, non usa mezzi termini per descrivere la situazione: "Una vera e propria incubo" è come definisce lo scenario attuale. Gli ordini dalla regione mediorientale, mercato strategico per il settore, si sono ridotti drasticamente, mentre i canali logistici sono praticamente bloccati o comunque sottoposti a rallentamenti significativi che hanno fatto lievitare i costi di spedizione in maniera esponenziale.

I dati che emergono dalle prime due settimane dell'anno confermano le peggiori preoccupazioni degli operatori del settore. L'imbottigliamento di Prosecco ha registrato un crollo verticale: -19 per cento a gennaio e -14 per cento nel mese di febbraio. Percentuali che rivelano una contrazione severa della produzione, diretta conseguenza del venire meno della domanda dai mercati orientali.

Per il distillatore veneto, questa crisi si aggiunge a una serie di sfide che il comparto ha dovuto affrontare negli ultimi anni. Prima il coronavirus ha messo a dura prova la filiera, poi il conflitto in corso sta completando il quadro critico. Bottega sottolinea come la concomitanza di questi fattori negativi rischia di mettere in seria difficoltà un'industria che ha sempre rappresentato un'eccellenza del made in Italy nel mondo.