Il costo del denaro per le famiglie italiane continua a lievitare. Secondo i dati diffusi dalla Banca d'Italia, nel mese di gennaio il Tasso Annuale Effettivo Globale (Taeg) applicato ai nuovi mutui per l'acquisto di abitazioni ha raggiunto il 3,87%, in rialzo rispetto al 3,81% registrato a dicembre. Un incremento che segna il livello più elevato dall'agosto del 2024. Ancora più critica la situazione per il credito al consumo, dove il Taeg è salito al 10,19% dal precedente 9,97%, rappresentando un ulteriore aggravio per le spese delle famiglie italiane.
L'aumento dei tassi di interesse riflette un contesto economico sempre più rigido. I prestiti al settore privato hanno registrato una crescita annuale del 2,2%, trainati principalmente dai finanziamenti alle famiglie che hanno toccato il 2,5%, mentre quelli alle imprese sono rimasti più contenuti all'1,7%. Nel frattempo, i depositi bancari privati hanno accelerato la loro crescita fino al 3,9%, segnale che gli italiani continuano a preferire il risparmio in questo momento di incertezza. Anche i tassi sui prestiti alle aziende hanno subito lievi variazioni, collocandosi al 3,53% e mostrando differenziali significativi in base all'importo richiesto.
L'Unione Nazionale Consumatori ha definito i dati come una pessima notizia per milioni di italiani. Il presidente Massimiliano Dona ha evidenziato come questo rappresenti il livello più alto di Taeg sui mutui da oltre un anno e mezzo, aggiungendo ulteriore pressione su chi sta cercando di acquistare casa o accedere al credito. Dona ha manifestato preoccupazione per possibili ulteriori strette della Banca Centrale Europea, che potrebbe intervenire per contenere l'inflazione derivante dalle tensioni geopolitiche globali.
Secondo l'organismo consumerista, tuttavia, la soluzione non risiede principalmente nella politica monetaria. Dona ha sottolineato come l'inflazione attuale derivi principalmente da fattori esterni quali i conflitti internazionali e le speculazioni sui prezzi delle materie prime, piuttosto che da dinamiche interne. Per questo motivo, ha affermato che sarebbe fondamentale un intervento di carattere fiscale da parte del Governo, in particolare attraverso la riduzione delle accise sui carburanti di almeno 10 centesimi al litro. Tale misura potrebbe contribuire a contenere le pressioni inflazionistiche sul costo della vita e, di conseguenza, mitigare la necessità di ulteriori rialzi dei tassi di interesse. Dona ha inoltre evidenziato l'urgenza di agire rapidamente, poiché ogni ritardo renderebbe insufficienti gli stessi tagli proposti alle accise.