Il mercato mondiale dei sistemi di stoccaggio energetico a lungo termine ha raggiunto un traguardo importante lo scorso anno: le nuove installazioni hanno superato i 15 gigawatt-ora, registrando un incremento del 49% rispetto al 2024. A fotografare questa crescita è il rapporto Long Duration Energy Storage Trends redatto da Wood Mackenzie, che però rivela il rovescio della medaglia: nonostante i numeri positivi, il settore attraversa una fase di difficoltà strutturale che rischia di compromettere gli sviluppi futuri.
La spinta principale proviene dalla Cina, che monopolizza il mercato concentrando il 93% della capacità cumulata a livello planetario. Pechino sostiene questa espansione attraverso politiche industriali aggressive, inclusi mandati regionali e il programma governativo Special Action Plan for Development of New Energy Storage, attivo fino al 2027. Le tecnologie prevalenti sono tre: i sistemi ad aria compressa ricoprono il 45% del mercato, gli accumuli termici il 33% e le batterie a flusso al vanadio il restante 21%.
Ma è qui che emerge il problema cruciale. Secondo Jiayue Zheng, consulente senior presso Wood Mackenzie, il settore è intrappolato in una "compressione strategica" senza precedenti. Le batterie agli ioni di litio hanno conquistato il segmento economicamente più appetibile, quello che copre da 4 a 8 ore di autonomia, sfruttando costi inferiori e catene produttive ormai consolidate. Nel frattempo, le tecnologie di lunga durata faticano a trovare compratori e meccanismi di prezzo che garantiscano una redditività sostenibile. A peggiorare il quadro, gli investimenti in venture capital sono crollati del 72%, segnalando una fiducia ridotta degli operatori finanziari nel comparto.
La questione nasconde però un'importanza strategica enorme. Gli studi sul raggiungimento della neutralità carbonica condotti da Wood Mackenzie dimostrano che le durate medie degli accumuli dovranno crescere sensibilmente nei prossimi anni. Attualmente la media globale si ferma a 2,5 ore, ma per sostenere reti elettriche sempre più dipendenti da fonti rinnovabili, dovrebbe salire fino a circa 20 ore. Nazioni come Germania, Australia e Danimarca, che mirano a superare il 50% di energia da rinnovabili variabili entro il 2030, avranno in particolare necessità di immagazzinare corrente per periodi prolungati, capaci di coprire intere giornate in cui sole e vento producono poco o nulla.
Tuttavia, la realtà odierna dipinge un quadro scoraggiante: gli accumuli a lunga durata rappresentano soltanto il 6% del totale delle installazioni di storage effettuate a livello mondiale nel 2025. La forbice tra ciò che il sistema energetico del futuro richiede e quello che il mercato attualmente offre resta quindi abissale, lasciando aperta la questione su come il settore potrà colmare questo divario nei prossimi anni.