Nuovo round di tensioni sulla ripartenza del Ponte sullo Stretto di Messina. Il fascicolo torna tra i banchi del Consiglio dei ministri dopo oltre trenta giorni dall'approvazione iniziale, questa volta con la Ragioneria dello Stato a dettare condizioni molto stringenti sulla copertura economica dell'opera.
Secondo quanto emerso dai documenti amministrativi, la struttura di controllo della spesa pubblica ha imposto un paletto netto: il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, guidato da Matteo Salvini, dovrà farsi carico dei costi aggiuntivi necessari per rimettere in moto il cantiere utilizzando esclusivamente le risorse già stanziate. In sostanza, niente nuovi fondi dal bilancio dello Stato, niente incrementi di spesa autorizzata. Una vera e propria morsa finanziaria che potrebbe complicare significativamente il cronoprogramma dei lavori.
La decisione della Ragioneria rappresenta un cambio di rotta rispetto alle aspettative iniziali dell'esecutivo. Salvini si era mosso per accelerare il progetto del collegamento tra la Sicilia e la Calabria, uno dei cavalli di battaglia della coalizione di governo, ma ora dovrà vedersela con i vincoli più stringenti della finanza pubblica. Gli extra costi derivanti dalla ripartenza, dalle infrastrutture necessarie ai cantieri fino alle risorse umane, dovranno dunque rientrare in un perimetro di spesa già tracciato.
Parallela all'operazione Ponte, rimane sullo sfondo la questione relativa al Mose, il grande progetto per la difesa di Venezia dall'acqua alta, il cui finanziamento rimane a carico dello Stato. Un contrasto negli approcci finanziari che alimenta il dibattito sulla gestione delle mega-opere infrastrutturali italiane e sulle priorità del governo nella distribuzione delle risorse pubbliche.