La situazione geopolitica internazionale continua a preoccupare gli operatori di borsa. La guerra in Iran ha innescato una fase di elevata volatilità sui mercati, alimentando timori su un possibile allargamento del conflitto e conseguenti rincari energetici. Molti investitori temono che questi fattori di rischio possano stravolgere le prospettive economiche per l'anno in corso. Tuttavia, secondo le analisi degli esperti del settore, il quadro complessivo rimane sostanzialmente positivo e non deve spingere a decisioni drastiche.

Le previsioni indicano che i listini azionari globali dovrebbero registrare guadagni superiori al 10% nel corso del 2026, con una particolare spinta proveniente dai mercati non americani. Questo scenario positivo poggia su un elemento spesso sottovalutato dagli investitori: il ciclo politico americano. In novembre si terranno le elezioni legislative di metà mandato presidenziale, un appuntamento che storicamente incide in modo significativo sull'andamento delle borse. Gli episodi bellici internazionali, per quanto rilevanti nel breve periodo, vengono generalmente assorbiti dai mercati in tempi relativamente brevi, consentendo agli operatori di concentrarsi su altri fattori di medio termine.

La dinamica tipica degli anni elettorali americani segue uno schema consolidato. Durante la fase precedente il voto, quando i candidati competono per le nomination, prevalgono posizioni estremiste e il tono del dibattito diventa particolarmente polarizzato. Questa situazione genera incertezza sui listini, che mantengono un andamento laterale. Dal 1926 a oggi, il partito del presidente in carica ha perso seggi alla Camera in 22 occasioni su 25 tornate elettorali di metà mandato, con una perdita mediana di 26 seggi. Le sconfitte al Senato risultano meno frequenti e meno significative, verificandosi nel 70% dei casi.

Paradossalmente, questa dinamica risulta positiva per i mercati. Una volta concluse le elezioni e assicurato il cambio di equilibri nelle aule parlamentari, scompare il rischio legato a grandi iniziative legislative potenzialmente dirompenti. L'esperienza storica dimostra che i periodi di stallo legislativo, come quelli che seguono le elezioni di metà mandato, spingono i prezzi delle azioni al rialzo. Gli investitori, infatti, preferiscono una situazione di equilibrio politico rispetto a un quadro caratterizzato da tensioni tra i diversi settori del governo. Questo fenomeno rimane uno dei segreti meglio conservati del mercato, poiché molti operatori lasciano che i pregiudizi politici influenzino le loro valutazioni, impedendo così che il pattern sia completamente scontato nei prezzi.

Per quanto riguarda l'andamento specifico dello S&P 500, i dati storici mostrano performance inferiori alla media nei primi tre trimestri degli anni in cui si tengono le elezioni di metà mandato. Tuttavia, l'ultimo trimestre dell'anno tende a compensare ampiamente questi cali iniziali, con una ripresa sostenuta una volta che i risultati elettorali sono noti e le incertezze vengono dissolte. Gli operatori che mantengono una visione di lungo termine e non si lasciano scoraggiare dalla volatilità di breve periodo potrebbero trovarsi avvantaggiati nella fase finale del 2026, quando i mercati dovrebbero beneficiare pienamente di questo ciclo storico.