I prezzi alla pompa continuano a salire senza sosta. Il diesel ha ormai superato la barriera dei 2,6 euro al litro, un nuovo picco che alimenta le preoccupazioni tra automobilisti e imprese. Eppure l'Esecutivo, riunito in consiglio dei ministri, ha deciso di non intervenire direttamente sulle accise, la tassa più diretta per contenere i rincari.
Secondo quanto riferito dai tecnici del governo, la strategia individuata prevede di contare sui cosiddetti superincassi dell'imposta sul valore aggiunto per almeno trenta giorni. In altre parole: aspettare che le entrate fiscali aggiuntive provenienti dai consumi più alti compensino il costo politico dell'inazione sui carburanti. È una scelta che lascia perplessi molti osservatori, dato che rimanda il problema piuttosto che risolverlo.
Il vicepremier Matteo Salvini ha comunque assicurato che "si farà" qualcosa, senza però entrare nei dettagli di eventuali misure concrete. Nel frattempo, la maggioranza di governo procede in ordine sparso: gli emendamenti al decreto energia si moltiplicano, alimentando il caos negli uffici parlamentari e sollevando dubbi sulla capacità della coalizione di trovare una soluzione unitaria.
La questione dei carburanti resta uno dei temi più spinosi per l'amministrazione. Ogni rialzo dei prezzi si traduce immediatamente in pressioni inflazionistiche su tutto il sistema economico, dai trasporti alla logistica fino al carrello della spesa dei cittadini. La scelta di attendere anziché agire con provvedimenti normativi emerge come un compromesso al ribasso, destinato a non soddisfare nessuno.