Alessandro Florenzi spegne oggi 35 candeline per la prima volta lontano da un rettangolo verde. L'ex difensore della Roma, dopo aver indossato le maglie di Valencia, Parigi e Milano, ha scelto di staccare la spina dal calcio giocato per dedicarsi a una nuova fase della sua vita. In un'intervista esclusiva, il romanista di lungo corso racconta come sta vivendo questo cambiamento, smentendo diverse voci che lo hanno circondato nel corso degli anni e aprendo uno spiraglio sul suo possibile futuro nel mondo dello sport.

Florenzi non nasconde di aver trovato equilibrio nel suo nuovo ruolo di opinionista e commentatore: partecipa al podcast di Gianluca Gazzoli, che raccoglie milioni di visualizzazioni, collabora con Sky Sport e dedica tempo alla scrittura personale. «Non mi piace particolarmente parlare di me», precisa però l'ex numero 24 giallorosso, «ma in questo momento mi sto concedendo uno spazio per osservare, comprendere e valutare cosa voglia fare davvero. Scrivo ciò che mi colpisce, gli stati d'animo che meritano di essere annotati, quasi una sorta di diario». Contesta con decisione l'immagine di uomo scostante che gli è stata a volte appiccicata addosso: «Ho sempre detto di sì alle foto con i tifosi, tranne quando ero con le mie figlie e si trattava di momenti delicati nei quali avevano bisogno della mia attenzione».

Riguardo al futuro professionale, Florenzi rimane cauto ma aperto a prospettive manageriali. Pur ricevendo pressioni per intraprendere la carriera di allenatore, non esclude nemmeno un percorso dirigenziale. «Mi piacerebbe lavorare a contatto con i giocatori, essere di aiuto, ma in quale veste ancora non lo so con certezza», ammette. Aggiunge che avrebbe probabilmente raggiunto un accordo con la Roma e José Mourinho qualora le circostanze fossero diverse, suggerendo che il suo addio dalla capitale era già scritto.

Florenzi chiarisce inoltre alcuni malintesi che lo hanno riguardato nel corso della carriera. Smentisce categoricamente il presunto cattivo rapporto con Francesco Totti, che definisce «una leggenda» e «amico», e ribadisce l'affetto verso Daniele De Rossi, che considera «un fratello». Nega pure di aver mai richiesto la cessione dalla Roma durante il periodo in cui giocava poco con Paolo Fonseca, nemmeno remotamente. «È una bugia gigante», sottolinea secco.

Tra i rimpianti calcistici, Florenzi conserva uno solo: rigiocherebbe la partita di ritorno della semifinale di Champions League tra Roma e Liverpool del 2018, senza se e senza ma. Un rammarico che rappresenta il culmine sportivo di una carriera caratterizzata da successi collettivi, come l'Europeo vinto con la Nazionale, e dal riconoscimento internazionale ottenuto in Francia e in Italia, dove ha conquistato uno scudetto nel rossonero. Oggi, mentre riflette su questa nuova fase, Florenzi rimane fiducioso che il calcio gli offrirà ancora opportunità significative, stavolta però da un'altra prospettiva.