Harvey Weinstein torna a far parlare di sé. A quasi tre anni di distanza dalla condanna definitiva e sei anni dopo l'ultimo pubblico commento, il produttore cinematografico ha concesso un'intervista esclusiva della durata di un'ora al Hollywood Reporter, condotta dal direttore Maer Roshan. Si tratta del primo intervento significativo del magnate da quando è rinchiuso nel carcere di Rikers Island, nella zona est di New York, uno dei penitenziari più duri degli Stati Uniti.
Oggi settantaquattrenne, Weinstein si trova in isolamento per circa 23 ore al giorno, ufficialmente per motivi di sicurezza e a causa delle numerose patologie che lo affliggono: cancro al midollo osseo, diabete e problemi cardiaci tra gli altri. Durante i brevi momenti in cui abbandona la cella, racconta di sentirsi sotto assedio dagli altri detenuti. Nonostante le precarie condizioni di salute e di detenzione, l'uomo mantiene un atteggiamento da vittima, rifiutandosi di ammettere le responsabilità che le corti hanno già accertato.
La parabola di Weinstein è legata indissolubilmente alle inchieste pubblicate tra 2017 dal New York Times e dal New Yorker, che portarono alla luce decenni di comportamenti predatori, violenze e ricatti sessuali ai danni di decine di professioniste del settore cinematografico. Oltre cento donne hanno presentato denunce contro di lui. Nel 2020 è stato condannato a 23 anni di carcere, pena successivamente ridotta a 16 anni in seguito a ricorsi e riconosciuti errori procedurali. Tre diverse giurie lo hanno dichiarato colpevole, determinando così l'inizio del movimento globale #MeToo.
Ma durante l'intervista, Weinstein non mostra segni significativi di pentimento. Al contrario, ribadisce la propria innocenza e confida nella possibilità di una completa assoluzione. "Mi dichiareranno innocente, lo giuro", afferma riferendosi a un nuovo procedimento giudiziario in calendario per aprile. Il direttore Roshan descrive un uomo visibilmente logorato dalle sofferenze fisiche, pallido e deperito, eppure ancora convinto della propria innocenza e della consapevolezza di essere stato vittima di un'ingiustizia sistemica.
Le sue giornate in carcere si articolano intorno a poche attività: letture costanti, brevi conversazioni con il personale medico e le guardie, rarissime telefonate. "Ho sempre apprezzato la letteratura e non c'è molto altro a cui dedicarsi qui dentro", spiega. L'intervista completa, disponibile anche in formato video sul portale del Hollywood Reporter, offre uno spaccato di un uomo che rimane ancorato alle proprie convinzioni, incapace di confrontarsi realmente con le accuse mosse nei suoi confronti da centinaia di testimoni credibili.