Il Bayern Monaco non conosce pietà quando scende in campo in Italia. Nella serata di martedì alla New Balance Arena di Bergamo, la squadra allenata da Kompany ha inflitto all'Atalanta una sconfitta che grida vendetta: sei reti a una, un dominio assoluto che racconta di una partita praticamente decisa nel primo tempo. Stanisic, Olise (autore di una doppietta), Gnabry, Jackson e Musiala hanno firmato la disfatta bergamasca, mentre il gol di Pasalic al 93' è rimasto solo un timido tentativo di onore. Un quoziente di sei gol di vantaggio che il club bavarese porterà in dote al ritorno, fissato per mercoledì 18 marzo all'Allianz Arena, trasformando la sfida in poco più che una formalità.

Per Palladino e i suoi uomini si prospetta un'impresa praticamente impossibile: riuscire a scardinare una difesa che ha concesso così tanto mentre si cercherà di far gol in una serata in cui tutto ha funzionato contro. La matematica dello sport racconta che servirebbero almeno cinque marcature senza subirne alcuna, uno scenario che appare fuori dalla portata per chiunque affronti il Bayern in questo stato di forma devastante. Il match di ritorno sarà soprattutto una questione di dignità per l'ambiente orobico.

I numeri forniscono la misura dell'egemonia storica del club tedesco sulle squadre della Serie A in Champions League. Bisogna risalire al 2014 per trovare un precedente altrettanto umiliante: il 7-1 inflitto alla Roma all'Olimpico nella stagione 2014-15, quando Robben, Gotze, Lewandowski, Muller, Ribery e Shaquiri travolsero i giallorossi di Garcia. Nel palmares bavarese figurano anche il 4-1 contro la Lazio nel 2020 e un altro 4-1 contro la Juventus nel 2009. Un'elenco aggiunto che documenta come il Bayern rappresenti il nemico nemico per il calcio italiano.

Media e commentatori tedeschi hanno celebrato il successo con toni esaltati. Der Spiegel ha descritto l'accaduto come un'autentica umiliazione, sottolineando nel resoconto come il Bayern avesse ricevuto avvertimenti sul clima infuocato dello stadio bergamasco e l'aggressività tattica dell'Atalanta. Eppure, al 64' minuto, con il punteggio già largamente compromesso, anche il pubblico italiano ha dovuto arrendersi al sopraffare della superiorità tecnica e atletica espressa dai bavaresi. Il silenzio imbarazzato della curva ha rappresentato il capitolazione definitiva.