Un effetto collaterale indesiderato del decreto Bollette potrebbe trasformarsi in una vera e propria bomba normativa nel settore dei data center. Entrato in vigore lo scorso 21 febbraio, il provvedimento contiene disposizioni che rischiano di generare incertezza proprio mentre il governo dovrebbe fornire chiarezza. L'articolo 8 del decreto introduce un procedimento autorizzativo unificato a livello nazionale per la realizzazione di centri dati, fissando un termine massimo di 10 mesi per l'acquisizione di tutte le licenze, i pareri e i nulla osta necessari, incluse le autorizzazioni ambientali e paesaggistiche. Una Conferenza dei servizi centralizzata avrebbe il compito di dare il via libera definitivo ai progetti.

Secondo l'avvocato Giuseppe De Carlo, consulente del ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ed esperto di contratti pubblici e infrastrutture, questa transizione normativa è tutt'altro che ordinaria. "Stiamo attraversando una fase di incertezza che potrebbe alimentare dinamiche speculative sui progetti e sulle autorizzazioni", ha spiegato a MediaLives News. Il rischio concreto è che, in attesa del nuovo quadro normativo previsto dal disegno di legge specifico sui data center (già approvato all'unanimità dalla Camera e in attesa del passaggio al Senato), si crei un vuoto interpretativo che gli operatori potrebbero sfruttare a proprio vantaggio.

Il ddl Data center, che dovrebbe definire i criteri per l'organizzazione e lo sviluppo delle infrastrutture digitali, non avrà effetti operativi prima di diversi mesi. Nel frattempo, il decreto Bollette ha già spostato gli equilibri, concentrando il potere decisionale a livello nazionale e ridimensionando il ruolo delle Regioni. La Lombardia, che si era mossa in anticipo con due proposte di legge regionali per disciplinare la localizzazione sostenibile dei data center, si ritrova ora con il terreno tecnico destabilizzato da una riforma centralista che potrebbe entrare in conflitto con le competenze locali.

Il paradosso è evidente: mentre il governo intende semplificare le procedure per attirare investimenti nel settore dei data center, il meccanismo transitorio innescato dal decreto Bollette rischia di generare proprio l'effetto opposto. Gli operatori potrebbero trovarsi di fronte a interpretazioni difformi delle nuove norme, spingendo a velocizzare i progetti ancora non autorizzati prima che il quadro normativo si consolidi. Le aree industriali già idonee a ospitare queste infrastrutture potrebbero diventare oggetto di una corsa al rialzo delle valutazioni, trasformando una misura di semplificazione amministrativa in un meccanismo che favorisce speculazioni.

La soluzione, secondo gli esperti, passa per una rapida chiarificazione legislativa. Il governo dovrebbe emanare linee guida interpretative immediate riguardanti il decreto Bollette e accelerare l'iter del ddl Data center, fornendo certezza normativa agli operatori. Senza interventi celeri, il settore rischia di trovarsi intrappolato in un limbo procedurale dove le regole non sono ancora definitive ma già vincolanti, creando opportunità per chi sa muoversi nei meandri dell'amministrazione più che per chi intende investire in innovazione tecnologica e sostenibilità.