La guerra legale tra Amazon e Perplexity arriva a un primo verdetto decisivo. La giudice Maxine M. Chesney della corte federale del Northern District of California ha emesso il 9 marzo scorso un'ingiunzione che vieta al browser intelligente Comet di accedere ai servizi protetti della piattaforma di e-commerce. In pratica, l'assistente artificiale non potrà più autenticarsi né completare acquisti sugli account dei clienti Amazon, neppure quando gli utenti glielo permettono esplicitamente.
Per comprendere cosa sia accaduto, immaginiamo uno scenario quotidiano: un cliente autorizza un assistente di fiducia a fare shopping al suo posto in un centro commerciale. L'aiutante si reca da Amazon e acquista esattamente quello che gli è stato richiesto, senza fermarsi davanti alle promozioni sugli scaffali. Il negozio però decide di citare in giudizio l'assistente, non per aver rubato, ma per aver effettuato transazioni senza il permesso del negoziante. Questo è sostanzialmente ciò che è successo nel caso reale: Comet accedeva agli account con l'autorizzazione degli stessi proprietari, ma senza il benestare di Amazon come piattaforma.
La sentenza contiene un passaggio che sorprende gli osservatori del diritto digitale. Il tribunale riconosce esplicitamente che erano i clienti stessi a dare il via libera all'agente di Perplexity, eppure tale consenso è stato ritenuto insufficiente. La decisione si basa su un precedente consolidato: il caso Facebook contro Power Ventures, in cui la Corte d'Appello del Nono Circuito stabilì che il consenso degli utenti di una piattaforma non autorizza terzi ad accedervi una volta che la piattaforma revoca il permesso. Amazon ha fatto valere lo stesso principio, asserendo il suo diritto esclusivo di controllare chi accede ai suoi server.
Ma c'è di più. L'ingiunzione non si limita a bloccare i futuri acquisti: Perplexity è obbligata a eliminare tutte le copie dei dati Amazon acquisiti attraverso gli accessi alle piattaforme, incluse le informazioni dei clienti come cronologie d'acquisto e dettagli di consegna. Sebbene questi dati appartengano tecnicamente ai clienti – dal momento che l'agente agiva per loro conto utilizzando i loro account – il tribunale li ha trattati come proprietà esclusiva di Amazon. Una decisione che amplifica i poteri delle piattaforme sul controllo informativo.
La sentenza rappresenta un momento cruciale per il futuro degli assistenti intelligenti nel commercio digitale. Mentre Amazon e altre aziende tech costruiscono i propri agenti IA per controllare l'esperienza d'acquisto e influenzare le scelte dei consumatori, la decisione del tribunale californiano suggella un principio: nessun intermediario, nemmeno con il consenso esplicito dell'utente, può offrire un'esperienza di shopping senza filtri pubblicitari e senza sottomettersi ai meccanismi di monetizzazione della piattaforma. Per Amazon, un'IA intelligente e razionale rappresentava un rischio: un agente che sceglie il prodotto migliore invece di quello più redditizio per il venditore è un problema che il sistema non può permettersi.