Il settore automobilistico europeo vive un momento di profonda turbolenza. Volkswagen, il principale costruttore del Vecchio continente, ha comunicato l'intenzione di ridurre la propria forza lavoro di 35mila dipendenti, un numero ancora superiore ai 30mila tagli ipotizzati anni fa dall'allora amministratore delegato Herbert Diess, il quale se ne andò nel 2021 proprio per l'impossibilità di realizzare questa riorganizzazione contro il fronte sindacale. Lamborghini congela i progetti futuri, mentre persino Tesla rallenta le proprie linee di produzione. Gli anni 2024 e 2025 si stanno rivelando particolarmente critici per il comparto.

Da mesi circola una narrazione consolidata tra gli operatori e i media: la colpa sarebbe della spinta forzata verso la mobilità elettrica. Secondo questa interpretazione, l'industria europea si troverebbe schiacciata da tre pressioni simultanee: la transizione ecologica imposta dall'Unione Europea attraverso norme stringenti, la preferenza dei consumatori per soluzioni ibride meno costose, e soprattutto l'irruzione di costruttori cinesi che propongono veicoli elettrici tecnologicamente competitivi a prezzi competitivi. Bruxelles avrebbe quindi spalancato le porte del mercato continentale a competitor che operano con costi di produzione incomparabilmente inferiori.

Ma i numeri recenti suggeriscono una realtà più sfumata. L'Associazione dei costruttori europei (Acea) ha riportato dati incoraggianti per gennaio: le auto completamente elettriche hanno registrato una crescita del 13,9%, raggiungendo 189.062 immatricolazioni. Nello stesso periodo, i modelli a benzina sono crollati del 25,7% mentre i diesel del 22%. L'accelerazione più sorprendente arriva dalle ibride plug-in, che hanno segnato un balzo del 32,2% con 99.654 unità vendute. È un segnale che smentisce parzialmente la tesi secondo cui i consumatori europei rifiuterebbero i veicoli a batteria.

Eugenio Sapora, responsabile per l'Italia di Electra, società francese specializzata in infrastrutture di ricarica fondata nel 2021 e capace di raccogliere globalmente oltre un miliardo di euro in appena quattro anni, sottolinea come il 2025 stia iniziando con risultati positivi per il settore dell'elettrico. Electra rappresenta uno dei protagonisti emergenti dell'ecosistema della mobilità sostenibile, con finanziamenti che testimoniano la fiducia degli investitori nel futuro di questa transizione. La questione quindi non è se l'auto elettrica sia il futuro, ma piuttosto come l'industria europea possa competere globalmente in questo nuovo panorama.

La vera sfida per il continente sembra dunque risiedere nella combinazione di fattori: da una parte la mancanza di strategie industriali coerenti e di regole comuni a livello europeo che proteggano gli operatori locali, dall'altra l'assenza di una visione condivisa su come accompagnare la transizione senza sacrificare sistematicamente l'occupazione. L'auto elettrica potrebbe non essere il nemico dell'industria europea, ma piuttosto lo specchio di una competitività in declino rispetto a competitor meglio organizzati e capitanati.