L'assemblea europea ha dato un segnale chiaro ieri: no alla sorveglianza indiscriminata delle comunicazioni private. Con una serie di emendamenti, il Parlamento ha bloccato il tentativo di Commissione e Consiglio di estendere il cosiddetto "Chat Control 1.0", la normativa temporanea che dal 2021 consente ai fornitori di servizi di messaggistica di analizzare i dati degli utenti in deroga alle leggi sulla privacy, per combattere gli abusi sessuali sui minori.

La proposta respinta avrebbe reso permanente questo sistema di controllo. Invece, il testo approvato ieri, presentato da Markéta Gregorová per conto dei Verdi, introduce limitazioni decise in tre ambiti fondamentali. Innanzitutto, la scansione dei messaggi può essere usata soltanto per identificare e rimuovere materiale già noto di abuso minorile, non per ricerche generiche. Secondo, il monitoraggio deve essere chirurgico: solo per specifici utenti o gruppi verso cui esistono sospetti concreti, supportati da un'autorità giudiziaria competente. Infine, le comunicazioni protette da crittografia end-to-end rimangono intoccabili: nessuna violazione della riservatezza.

Questa decisione rappresenta una battuta d'arresto per chi a Bruxelles voleva una sorveglianza più ampia. Lo scorso novembre il Consiglio Europeo aveva già archiviato il "Chat Control 2.0", la versione più invasiva che avrebbe obbligato le piattaforme a scansionare tutti i messaggi, anche quelli criptati. Ora anche il Parlamento chiude la porta all'ipotesi di mantenere in piedi almeno la versione 1.0 nella sua forma attuale.

Il timing non è casuale. Mentre a Strasburgo si chiudeva il voto, a Bruxelles iniziano i triloghi: i negoziati tra i tre organi della struttura europea per definire il regolamento definitivo sulla lotta agli abusi minorili online (CSAM). Il Parlamento entra in questi colloqui con le spalle coperte, avendo già chiarito che qualsiasi compromesso non può sacrificare i diritti fondamentali alla privacy. La partita è tutt'altro che chiusa, ma la posizione dell'assemblea pesa, e la Commissione dovrà prenderne nota prima di sedersi al tavolo negoziale.