Amanda Seyfried torna sullo schermo in una veste inedita e particolarmente impegnativa. L'attrice protagonista di "Mamma mia!" si cala nei panni di Ann Lee, la mistico carismatica che fondò il movimento spirituale degli Shaker nel Settecento. Il nuovo film diretto da Mona Fastvold, dopo le anteprime ai festival di Venezia e Berlino, rappresenta un'operazione ambiziosa nel genere del musical d'epoca, dove la ricerca stilistica si intreccia con la dimensione spirituale.
Il racconto ripercorre la figura storica di Ann Lee attraverso una lente contemporanea, esplorando gli elementi più drammatici della sua vita. La giovane donna affronta persecuzioni familiari, maltrattamenti inflitti dal padre e dal marito, carcerazione e perdite personali devastanti. Seyfried affronta questo materiale emotivamente denso con una prestazione viscera e intensa, utilizzando il canto come linguaggio espressivo primario. La colonna sonora, composta dal premio Oscar Daniel Blumberg che ha lavorato al film "The Brutalist", amplifica questa dimensione, trasformando la fede in esplosione vocale e estatica.
Dalla regia di Fastvold emerge una visione mature e consapevole dal punto di vista estetico. La direzione formale, la ricchezza visiva e la coreografia lavorano in sinergia per elevare il materiale narrativo. Le scenografie e la rappresentazione dei corpi in movimento costituiscono elementi centrali della poesia visiva del film, sottolineando l'energia dinamica e la carica rivoluzionaria della comunità Shaker.
Nonostante i meriti evidenti nella prima ora di visione, il film affronta una sfida strutturale nella sua seconda metà. La formula narrativa, basata sull'alternanza di drammaticità, sequenze canore e momenti di preghiera, tende a ripetersi senza significative variazioni tonali. Solo verso il finale, quando vengono introdotti elementi di conflitto e persecuzione, l'opera recupera una certa incisività drammatica.
Ciò che funziona pienamente è invece l'obiettivo dichiarato del progetto: restituire visibilità a una figura storica fondamentale ma poco conosciuta dal grande pubblico. Ann Lee rappresenta un simbolo di sfida al patriarcato religioso del suo tempo, una visionaria che attraversò l'oceano per costruire una comunità fondata su principi di uguaglianza e condivisione spirituale. La sua maternità impossibile si trasforma nel film in una forma di maternità collettiva, dove la potenza redentrice emerge dalla comunità e dall'unità piuttosto che dall'individuo isolato.