Il leader dell'isola caraibica ha confermato mercoledì scorso l'avvio di negoziati riservati tra rappresentanti dell'amministrazione americana e funzionari dell'Avana. Durante un'allocuzione rivolta alle alte cariche dello Stato, trasmessa dalla televisione nazionale, Díaz-Canel ha spiegato che questi contatti rappresentano un tentativo di superare le tensioni attraverso il canale diplomatico. Tra i presenti all'evento figurava anche Raúl Guillermo Rodríguez Castro, nipote dell'ex presidente Raúl Castro, già segnalato dai media statunitensi come possibile intermediario nei colloqui segreti con il segretario di stato Marco Rubio.
Il capo dell'esecutivo cubano ha precisato che intermediari internazionali stanno facilitando questi colloqui, sebbene abbia evitato di fornire specifiche identità o dettagli operativi. L'iniziativa si inserisce in un contesto di crescente pressione geopolitica, dove Washington ha implementato misure restrittive sempre più severe nei confronti dell'isola. In parallelo, il Vaticano continua a giocare un ruolo cruciale: la sera precedente all'annuncio, L'Avana aveva reso noto il rilascio imminente di 51 persone ritenute detenuti per motivi politici, frutto di una mediazione della Chiesa cattolica.
La situazione economica dell'arcipelago rimane critica e in deterioramento. Dall'inizio di gennaio, l'amministrazione Trump ha implementato un nuovo blocco energetico, giustificato ufficialmente con ragioni di sicurezza nazionale. I circa 9,6 milioni di abitanti dell'isola, già gravati da decenni di embargo commerciale statunitense e da una recessione economica strutturale, fronteggiano ora carenze acute di carburante e blackout prolungati che interessano l'intera infrastruttura elettrica.
La comunità internazionale osserva con attenzione questa piega degli eventi. Il Vaticano, che aveva già agito da ponte risolutivo nel disgelo diplomatico del 2015 durante la presidenza Obama, sembra nuovamente candidato a facilitare una distensione. Il ministro degli esteri cubano Bruno Rodríguez ha avuto un colloquio con papa Leone XIV durante una visita europea a fine febbraio, segnale che i canali vaticani rimangono aperti e attivi.
Le dichiarazioni di Díaz-Canel rappresentano un segnale di apertura, anche se misurato e cauto. Tuttavia, la strada verso una normalizzazione appare ancora tortuosa, soprattutto considerando le recenti affermazioni del presidente americano Trump, il quale ha evocato pubblicamente uno scenario di "acquisizione pacifica" dell'isola, complicando ulteriormente lo scenario negoziale e alimentando dubbi circa le vere intenzioni di Washington al tavolo delle trattative.