Donald Tusk non abbassa i toni e torna a puntare il dito contro il presidente polacco Karol Nawrocki, accusandolo di fare da scudo protettivo a forze politiche che aspirerebbero a staccare la Polonia dall'Unione Europea. Le parole del primo ministro, diffuse attraverso i social network, rispecchiano un clima di tensione crescente nel governo di Varsavia, dove le divergenze sulla direzione europea del paese si stanno trasformando in uno scontro aperto.
Al centro della disputa c'è una legge già approvata dal parlamento polacco, bloccata proprio dal presidente. Il provvedimento avrebbe sbloccato un flusso di finanziamenti europei cruciale: ben 43,7 miliardi di euro destinati alla Polonia nel quadro del programma Safe dell'Unione. Una cifra considerevole che rappresenta una spinta significativa per l'economia nazionale, ma che Nawrocki ha scelto di ostacolare, alimentando il braccio di ferro con l'esecutivo guidato da Tusk.
Secondo il premier, dietro questa scelta si muoverebbe una strategia più ampia: quella della coalizione di partiti della destra radicale polacca e della componente maggioritaria del PiS, il partito conservatore che fino a poco tempo fa guidava il paese. Tusk li accusa di desiderare l'abbandono dell'Ue e identifica in Nawrocki il loro rappresentante institucionale. Un'accusa che non rimane isolata: il presidente del Consiglio colloca questa pretesa dinamica all'interno di una cornice geopolitica più vasta, quella dello scontro tra due visioni dell'Europa.
Non è un caso isolato, sostiene Tusk, ma parte di un disegno che coinvolge attori internazionali di rilievo. La Russia, sostiene il premier, avrebbe interesse nell'indebolimento dell'Unione. Allo stesso modo, secondo il suo racconto, lo schieramento americano legato alla corrente Maga di Donald Trump vedrebbe di buon occhio il deterioramento dell'integrazione europea. E persino in Europa, aggiunge, esiste una destra sovranista con a capo l'Ungheria di Viktor Orban che lavorerebbe verso il medesimo obiettivo.
Di fronte a questa che descrive come una convergenza di interessi ostili, Tusk dichiara la sua intenzione di opporre una resistenza totale. Il premier sostiene che una eventuale uscita dalla Ue rappresenterebbe un'assoluta catastrofe per la Polonia, compromettendo la sicurezza e la prosperità del paese. La battaglia è appena iniziata e le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive nel determinare quale direzione prenderà la politica estera polacca.