Donald Trump ha lanciato un appello agli alleati internazionali affinché contribuiscano alla sicurezza dello Stretto di Hormuz con unità navali proprie. Il tycoon ha elencato pubblicamente i Paesi che a suo dire sarebbero disponibili a rispondere positivamente, ma dalle principali capitali mondiali non è arrivata alcuna conferma ufficiale. La situazione rimane sospesa in un silenzio eloquente che racconta molto più delle parole le perplessità rispetto a una mossa che potrebbe trascinare le nazioni direttamente nel conflitto mediorientale in espansione.

Il cauto atteggiamento internazionale riflette la paura di Teheran, che ha avvertito la comunità globale: qualsiasi azione volta a escalare la situazione avrà conseguenze. La Cina ha scelto l'indifferenza totale, mentre la Corea del Sud ha manifestato apertura solo nel valutare attentamente la proposta. Il Giappone ha subito frenato gli entusiasmi, sottolineando che una decisione simile comporterebbe valutazioni complesse e approfondite. Londra mantiene una posizione diplomatica: il governo britannico è in dialogo con gli alleati e analizza tutte le possibilità per proteggere la rotta, descritta come prioritaria dal ministro dell'Energia Ed Miliband, ma non fornisce garanzie concrete sui tempi operativi.

Mentre Trump attende risposte che stentano ad arrivare, Bruxelles delinea un piano alternativo. La Francia, in silenzio pubblico ma attiva dietro le quinte, sta spingendo per un potenziamento significativo dell'operazione navale europea Aspides, operativa nel Mar Rosso dal 2024 con il compito di proteggere le rotte commerciali dagli attacchi degli Houthi. Il comando di questa missione è affidato all'Italia. Nei prossimi giorni, i ministri degli Esteri dell'Unione Europea terranno una prima discussione su come rafforzare questa operazione, valutando l'incremento delle risorse navali e delle capacità di intercettazione delle minacce.

Antonio Tajani, vicepremier italiano, ha accolto positivamente l'idea di potenziare la missione per tutelare il commercio europeo e italiano, tracciando però una linea rossa: nessun coinvolgimento diretto nello Stretto di Hormuz. Una posizione che dovrà essere comunicata anche a Washington. Il ministro degli Esteri incontrerà il segretario generale della Nato Mark Rutte e non è escluso che i colloqui si estendano alla premier Giorgia Meloni in occasione del vertice europeo del 19 e 20 marzo, per fare il punto sull'impegno militare italiano in ambito difensivo.

La divisione interna all'Europa emerge chiaramente dalle posizioni contrapposte di Francia e Germania, mentre la crisi energetica globale si aggrava. Il raffinamento strategico europeo sembra allontanarsi dalla soluzione americana, preferendo consolidare le operazioni già avviate nel Mar Rosso piuttosto che dispiegare nuove forze in uno Stretto di Hormuz dove il rischio di escalation rimane altissimo. Un approccio che rivela come le alleanze occidentali, pur rimanendo solide, continuano a interpretare lo stesso conflitto con strategie molto diverse.