Prima di diventare una delle figure più influenti dell'arte del Novecento, Alberto Giacometti era un giovane artista immerso nei colori e nelle forme della sua terra d'origine. Una nuova mostra allestita presso la galleria Hauser & Wirth di St. Moritz ripercorre i decenni formativi del maestro svizzero, ricostruendo il filo che lega le sue opere mature alle influenze che lo circondavano nel minuscolo villaggio di Stampa, nella Val Bregaglia nei Grigioni. L'esposizione, intitolata "Faces and Landscapes of Home", è stata curata da Tobia Bezzola, figura di spicco nel panorama museale svizzero e già direttore del MASI di Lugano.

La mostra si concentra in particolare sui primi trent'anni di vita di Giacometti, dal 1901 al 1966, quando l'artista alternava i suoi soggiorni parigini con ritorni costanti al paese natale. Un elemento cruciale nella formazione del suo sguardo artistico fu l'insegnamento paterno: suo padre Giovanni era un pittore postimpressionista che gli trasmise tecniche raffinate e una sensibilità particolare verso il dettaglio. In mostra figurano due opere significative di questo dialogo generazionale: un delicato disegno raffigurante il padre e un autoritratto del diciannovenne Giacometti, nel quale emerge già quella intensità espressiva che lo caratterizzerà. Nel volto del giovane artista spiccano il mento deciso, lo sguardo penetrante e una luminosità giovanile che sembra irradiare dall'incarnato con una vibrazione quasi musicale.

I ventiquattro lavori selezionati per l'esposizione testimoniano come il paesaggio engadinese abbia rappresentato il primo laboratorio creativo di Giacometti. Dipinti come "Il lago di Sils" del 1921, "Monte del Forno" del 1923 e "Patate" del 1924 mostrano un artista già consapevole della propria ricerca estetica, capace di catturare l'essenza cromatica e formale dei soggetti con straordinaria precisione. Questi lavori giovanili non sono meri studi dal vero, ma rappresentano il primo sviluppo di quell'interesse per le "cose prossime" che avrebbe caratterizzato tutta la sua carriera, dal dopoguerra in poi.

La curatela di Bezzola offre una prospettiva affascinante sulla genealogia creativa di Giacometti, mostrando come le spinte parigine e gli insegnamenti sperimentali non abbiano mai completamente reciso i legami emotivi e artistici con le montagne svizzere. La mostra rappresenta quindi un'occasione rara per comprendere come le radici profonde della Val Bregaglia abbiano nutrito l'immaginazione di uno dei più grandi scultori e disegnatori del Novecento, prima che il suo nome diventasse sinonimo di eleganza minimalista e angoscia esistenziale.