Nella puntata più recente di Fratelli di Crozza, in onda sul canale Nove, Maurizio Crozza ha presentato un'imitazione caustica di Vittorio Feltri, il direttore editoriale del Giornale. Il tema scelto per la satira è l'unione civile celebrata tra il sindaco leghista e quello di Fratelli d'Italia, un evento che ha alimentato dibattiti nei giorni scorsi e che il comico ha deciso di trasformare in una lezione magistrale di ironia politica.

Nel suo intervento, Crozza nei panni di Feltri ha iniziato con toni apocalittici e indignati: «È una catastrofe epocale, irresponsabili totali, disastro assoluto». Il personaggio ha poi provato a spiegare i motivi della sua disapprovazione, ricevendo replica dal collega Andrea Zalone, che fa da spalla al comico da anni. Nel botta e risposta che ne è seguito, l'attore ha fatto riferimento a magistrati, referendum e istituzioni, demolendo la logica e il buonsenso di quanto accaduto secondo la prospettiva del finto Feltri.

Ma il fulcro della gag si è concentrato sui due sindaci protagonisti della vicenda. Crozza li ha descritti con termini sarcastici e coloriti, accusandoli di indossare le fasce tricolori come se fossero in una competizione di bellezza. Ha evidenziato come la scena politica contemporanea abbia completamente stravolto le gerarchie: la destra, tradizionalmente conservatrice su temi etici e diritti civili, si sta dimostrando paradossalmente più pragmatica e progressista della sinistra, rimasta intrappolata in proclami teorici senza risultati concreti.

La parte culminante dello sketch ha toccato toni ancora più surreali. Crozza-Feltri ha sostenuto che la sinistra si è visto rubare dagli avversari non solo consenso e elettori, ma persino «la frocitudine», espressione scioccamente utilizzata per indicare la capacità di sostenere diritti civili e sociali. Con tono disperato, il personaggio ha immaginato un futuro inquietante dove le camicie nere di Predappio diventeranno di seta, scelte per ragioni estetiche piuttosto che ideologiche, e dove dai palchi si ascolteranno grida di «Camerati yuyu», un gioco di parole che mescola il gergo fascista con il linguaggio del mondo gay.

La performance ha funzionato come specchio dei paradossi della politica italiana contemporanea, evidenziando come le tradizionali categorie destra-sinistra si siano sgretolate rispetto a temi una volta considerati tabù. Attraverso l'esagerazione e l'assurdità, Crozza ha sollevato una questione seria: le certezze ideologiche che per decenni hanno guidato i movimenti politici stanno davvero crollando, lasciando spazio a dinamiche impreviste e contraddittorie. Lo sketch si è concluso con il personaggio di Feltri che ammetteva, rassegnato, di aver perso i punti di riferimento su cui si era sempre appoggiato.