Un nuovo studio pubblicato su Science Advances ribalta una convinzione consolidata nel dibattito scientifico e culturale: i bonobo non sono affatto creature pacifiste superiori agli scimpanzé per mancanza di violenza. La ricerca, coordinata da Martin Surbeck dell'Università di Harvard e Zanna Clay dell'Università di Durham, in collaborazione con esperti dell'Università di Utrecht e dell'Università di Anversa, ha analizzato sistematicamente il comportamento di 189 primati appartenenti a questi due gruppi, osservati sia in strutture zoologiche che in programmi di ricerca dedicati. I ricercatori hanno documentato migliaia di episodi di conflittualità e aggressione sociale, con l'obiettivo di verificare empiricamente un'idea molto diffusa nella divulgazione scientifica: la presunta inferiorità aggressiva dei bonobo rispetto ai loro cugini scimpanzé.

L'analisi statistica ha prodotto risultati sorprendenti e controintuitivi. I dati dimostrano che il livello complessivo di aggressività non presenta differenze significative tra le due specie. Bonobo e scimpanzé mostrano quantità sostanzialmente equivalenti di comportamenti aggressivi all'interno dei loro gruppi sociali. La distinzione rilevante emerge però quando si esamina la modalità con cui questa aggressività si manifesta e si organizza socialmente, non la sua intensità globale.

La distinzione cruciale riguarda quindi come l'aggressione viene strutturata all'interno dei due sistemi sociali, piuttosto che quanto sia presente. Questo dato scientifico rappresenta una critica diretta a una narrazione divulgativa molto popolare, particolarmente tra coloro che utilizzavano la biologia comparata dei primati per formulare considerazioni sul genere e sulla dominanza. La tesi che sosteneva come l'organizzazione matriarcale dei bonobo conducesse automaticamente a una riduzione della violenza e dell'aggressività viene sostanzialmente invalidata dai numeri raccolti.

La ricerca evidenzia invece che il comportamento aggressivo nei primati non dipende dal sesso biologico inteso come fattore isolato, ma piuttosto dalla complessa rete di coalizioni, gerarchie sociali e dinamiche di potere che caratterizzano ogni comunità. Questo significa che comprendere la violenza nelle società di primati richiede un'analisi più profonda delle strutture organizzative piuttosto che l'applicazione di semplificazioni biologiche. Lo studio contribuisce quindi a smontare non solo il mito dei bonobo pacifici, ma anche la tendenza a fare letture troppo lineari del comportamento animale basandole su categorie dicotomiche.

I risultati potrebbero avere implicazioni significative per come interpretiamo l'aggressività negli animali sociali in generale e, per estensione, per le discussioni sulla natura umana. Secondo questa ricerca, nessuna organizzazione sociale basata su un particolare equilibrio di genere garantisce automaticamente minore violenza: sono invece i meccanismi di distribuzione del potere, le alleanze strategiche e le tensioni territoriali i veri determinanti del comportamento aggressivo all'interno dei gruppi.