Alfredo Mantovano, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, è intervenuto a Radio 24 per difendere la riforma costituzionale Nordio dai dubbi sollevati dalla magistratura durante la campagna referendaria. Il governo respinge le critiche secondo cui i provvedimenti attuativi potrebbero compromettere l'indipendenza dei giudici, definendo simili preoccupazioni come infondati "processi alle intenzioni".

Secondo Mantovano, l'analisi del testo della riforma dimostra l'assenza di qualsiasi minaccia concreta ai principi fondamentali della magistratura. "Non esiste una virgola, un'espressione, un comma o un articolo da cui possa derivare la subordinazione futura della magistratura alla politica", ha sottolineato il sottosegretario. Una posizione che il governo ritiene condivisa anche dagli stessi magistrati, almeno nella valutazione dei contenuti scritti.

La questione centrale del dibattito si è spostata dalle caratteristiche della riforma stessa ai dubbi su come verrà implementata attraverso la futura legislazione attuativa. Mantovano ha precisato che eventuali norme di attuazione difformi dai principi costituzionali sarebbero automaticamente illegittime dal punto di vista costituzionale, rappresentando una salvaguardia intrinseca.

Su questo fronte, l'esecutivo propone un approccio inclusivo. Mantovano ha annunciato che il governo non intende approvare da solo la legge attuativa, ma cercherà il contributo di tutte le parti interessate, compresi i rappresentanti della magistratura stessa. Le proposte saranno poi sottoposte al vaglio del Parlamento e, eventualmente, della Corte Costituzionale, garantendo così un controllo democratico e giurisdizionale sul processo.

La dichiarazione rappresenta un tentativo di stemperare le tensioni sorte durante la campagna referendaria e di costruire una base di consenso più ampia sulla riforma Nordio, che introduce modifiche significative al sistema di elezione del Consiglio Superiore della Magistratura attraverso un meccanismo di sorteggio e liste.