La Germania e l'Unione Europea non hanno intenzione di fare marcia indietro sulle sanzioni economiche imposte a Mosca nel settore dell'energia. È il messaggio lanciato con fermezza dal ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul durante l'arrivo al Consiglio Affari Esteri dell'Ue, ribadendo un principio strategico ormai consolidato nella posizione europea.

Secondo Wadephul, il nesso tra i guadagni petroliferi e gasisti e la capacità bellica russa è diretto e inequivocabile. Ogni aumento dei prezzi dell'oro nero e del gas finisce per alimentare direttamente le casse militari di Putin, ragion per cui Berlino e Bruxelles ritengono essenziale mantenere la pressione economica su questi comparti sensibili dell'economia russa. Anzi, la prospettiva è quella di introdurre ulteriori provvedimenti restrittivi per comprimere ulteriormente le risorse disponibili a Mosca per finanziare le operazioni belliche.

La posizione tedesca esclude categoricamente qualsiasi ipotesi di allentamento delle misure sanzionatorie. Secondo Wadephul, abbandonare ora questa linea rappresenterebbe una scelta strategicamente sbagliata, contraria agli interessi europei di sicurezza e al sostegno all'Ucraina. Il ministro ha voluto essere esplicito: non è il momento di arretrare, bensì di proseguire risolutamente sulla strada intrapresa.

Nonostante le crescenti tensioni in Medio Oriente richiedano una notevole attenzione politica e diplomatica, l'esecutivo di Berlino mantiene ferma la convinzione che il conflitto ucraino rappresenti la priorità assoluta dal punto di vista della sicurezza europea. La questione geopolitica ai confini dell'Ue continua dunque a prevalere su altre emergenze globali nella scala delle priorità strategiche tedesche.