Siamo entrati nel diciassettesimo giorno di scontri tra Stati Uniti, Israele e Iran, e il conflitto continua a mostrare il suo volto più tragico con accuse reciproche e conseguenze umanitarie sempre più gravi. Secondo i media iraniani, le forze americane e israeliane avrebbero colpito una scuola nella città di Khomeyn, nella provincia centrale di Markazi. Si tratterebbe del secondo attacco contro un istituto scolastico in pochi giorni: nei primi giorni della guerra, un bombardamento aveva già devastato una scuola a Minab, causando la morte di oltre 170 bambini. Nella capitale Teheran intanto si sono registrate forti esplosioni in serata.

Sul fronte israeliano, il ministero della Salute ha diffuso un bilancio dei danni subiti dagli attacchi iraniani delle ultime ventiquattro ore: 142 persone ferite ricoverate negli ospedali. La maggior parte delle vittime versa in buone condizioni, con tre casi in stato moderato e cinque persone che hanno ricevuto cure per disturbi d'ansia legati agli attacchi aerei.

A livello diplomatico, il presidente americano Donald Trump ha lanciato messaggi di pressione nei confronti dei partner internazionali. Ha dichiarato che il futuro della Nato sarà negativo se gli alleati non si impegneranno a garantire la riapertura dello Stretto di Hormuz, fondamentale corridoio commerciale mondiale bloccato dalla situazione bellica. Trump ha rivelato inoltre che sono in corso negoziati con Teheran, pur esprimendo scetticismo sulle possibilità di una rapida capitolazione: «Non credo che siano pronti, ma ci stanno arrivando abbastanza vicino». Nel frattempo, la compagnie petrolifere hanno avvertito il presidente dei rischi di un aggravamento della crisi energetica globale, mentre il prezzo del greggio Brent ha superato i 104 dollari al barile.

In background diplomatico, il principe ereditario dell'Arabia Saudita Mohammed Bin Salman mantiene contatti regolari con Trump e lo esorta a proseguire gli attacchi contro l'Iran, secondo quanto riferito dal New York Times citando funzionari anonimi. Il consigliere saudita ribadisce un insegnamento del defunto re Abdullah: «Tagliare la testa al serpente».

Al di là dei teatri principali del conflitto, gli effetti si ripercuotono anche negli Emirati: una persona è stata uccisa ad Abu Dhabi in seguito al colpimento di un'auto da parte di un missile iraniano. Trump sta inoltre lavorando per costituire una coalizione internazionale dedicata al ripristino dei traffici nello Stretto di Hormuz, con l'intenzione di annunciarla entro la fine della settimana, secondo quanto riportato da Axios.