Arturo Parisi, storico esponente del centrosinistra e già ministro della Difesa nel secondo governo Prodi, ha reso pubblica la sua intenzione di recarsi alle urne il 22 e 23 marzo per votare a favore della riforma costituzionale sulla giustizia. La decisione, annunciata attraverso un articolo su Libertàeguale.it, rappresenta una posizione minoritaria all'interno della sinistra italiana, tradizionalmente contraria a questo tipo di interventi sull'ordinamento giudiziario. Parisi ha inquadrato la scelta come una decisione ponderata, maturata dopo aver valutato attentamente i pro e i contro del provvedimento.

Negli scorsi mesi la campagna referendaria è stata caratterizzata da scontri politici accesi e, secondo Parisi, da eccessivi "manicheismi moralisti". L'ex ministro ha mosso critiche significative al processo che ha portato al referendum: la riforma è stata approvata dal Parlamento senza il coinvolgimento del centrosinistra, un approccio che Parisi giudica contrario alla logica delle revisioni costituzionali, le quali dovrebbero invece costruirsi su "ampi accordi trasversali". Questa mancanza di condivisione politica, a suo avviso, ha trasformato il dibattito in una semplice contrapposizione ideologica piuttosto che in una seria discussione sui meriti della proposta.

Malgrado le riserve metodologiche, Parisi ritiene che votare Sì sia la scelta più coerente. Il fulcro della sua posizione riguarda il principio di "terzietà del giudice" rispetto alle parti in causa: magistrati accusatori e difensori devono operare in percorsi professionali distinti per garantire un'amministrazione della giustizia più equilibrata e imparziale. Parisi ha definito questa una necessità strutturale del sistema, dalla quale discendono naturalmente altre modifiche come la previsione di due consigli superiori della magistratura e l'introduzione di nuove norme e procedure.

La decisione di Parisi di schierarsi nella "sinistra del Sì" rappresenta una frattura rispetto alla posizione prevalente all'interno della coalizione progressista. Tuttavia, l'ex ministro ha sottolineato che la sua partecipazione al voto è innanzitutto un atto di difesa della democrazia, indipendentemente da altre considerazioni politiche. Secondo Parisi, il diritto di espressione dei cittadini mediante il voto referendario rimane fondamentale, anche quando il percorso che vi ha condotto appare viziato da logiche prettamente partitiche.