La 98ª edizione degli Oscar ha consegnato risultati sorprendenti, almeno rispetto alle principali previsioni della vigilia. Il grande sconfitto è stato Timothée Chalamet con 'Marty Supreme', il biopic dedicato al campione mondiale di ping pong che non ha portato a casa alcuna statuetta nella categoria più ambita, quella di miglior attore protagonista. L'attore aveva investito molto sulla candidatura: si era sottoposto a un regime di preparazione estenuante durato sei anni, imparando effettivamente a giocare a ping pong a livello competitivo, e aveva subito una trasformazione fisica notevole per rendere il personaggio il più possibile autentico. Chalamet era apparso fiducioso di poter vincere, grazie anche a una campagna promozionale aggressiva che sottolineava il suo impegno totale.

La vittoria nella categoria miglior attore protagonista è andata invece a Michael B. Jordan per 'I peccatori', pellicola che appartiene al genere horror, storicamente poco considerato dagli Academy Award. Si tratta di un riconoscimento significativo che potrebbe segnare un cambio di rotta nelle preferenze dell'Accademia. Allo stesso modo, Amy Madigan ha vinto il premio per miglior attrice protagonista interpretando zia Gladys in 'Weapons': un personaggio di una strega anziana, ripugnante e cannibale, la cui vittoria rappresenta il trionfo degli archetipi tradizionalmente considerati sgradevoli dal cinema mainstream.

Le ragioni della sconfitta di Chalamet non sembrano legate a eventuali affermazioni controverse rilasciate dall'attore nei giorni precedenti la votazione. L'attore aveva infatti commentato criticamente il balletto, sostenendo che nessuno lo considerasse rilevante nel panorama culturale, asserzione che aveva suscitato attenzione sui social media. Tuttavia, queste dichiarazioni erano arrivate dopo la scadenza del 5 marzo, termine ultimo per il deposito dei voti degli elettori dell'Accademia, rendendo impossibile che potessero influenzare i risultati. Ironicamente, la madre di Chalamet è una nota performer di Broadway, attrice e ballerina, e lo stesso attore aveva perso anni fa il ruolo di Spider-Man proprio a favore di Tom Holland, ritenuto preferibile grazie alla sua preparazione derivante dalla formazione in danza classica.

La cerimonia ha diviso principalmente il pubblico tra chi l'ha trovata prevedibile e chi invece è rimasto sorpreso dai verdetti finali. Inizialmente gli analisti avevano ipotizzato che 'Una battaglia dopo l'altra' avrebbe dominato la serata, ma le cose sono andate diversamente. Quello che emerge è un'Accademia disposta a riconoscere meriti in generi e in interpretazioni che fino a poco tempo fa sarebbero state relegate ai margini del circuito dei premi internazionali, segnalando un possibile rinnovamento dei criteri di valutazione nel settore cinematografico.