La tempesta sui prezzi dei componenti gaming sta per abbattersi sui portafogli dei giocatori italiani. MSI ha comunicato ufficialmente durante un'assemblea con gli investitori del 13 marzo che innalzerà i costi dei propri prodotti destinati al gaming tra il 15 e il 30% nei prossimi dodici mesi. Lo ha dichiarato il direttore generale Huang Jinqing, secondo quanto riportato dal quotidiano taiwanese United Daily News. Dietro questa decisione si cela una crisi di approvvigionamento globale che stringe in una morsa sia i processori grafici NVIDIA sia i moduli di memoria, mentre la corsa all'intelligenza artificiale accaparra la stragrande maggioranza della produzione mondiale.

I numeri della situazione sono allarmanti. Un modulo DRAM da 16 gigabyte, che dodici mesi fa si acquistava a circa 40 dollari, oggi viene venduto tra i 170 e i 180 dollari, con transazioni sul mercato spot che toccano persino i 200 dollari. Si tratta di un aumento del 350% in un anno solare, un rincaro senza precedenti nel settore. Per gestire questa volatilità estrema, MSI sostiene di disporre attualmente di scorte sufficienti solo per uno o due mesi di produzione e sta negoziando contratti pluriennali, da tre a cinque anni, direttamente con i produttori di memoria per stabilizzare i costi.

La risposta strategica di MSI passa per una riconfigurazione del proprio catalogo. L'azienda sta abbandonando gradualmente i prodotti entry-level, che rappresentavano il 30% del portafoglio gaming, per concentrare risorse e energia sulla fascia media e alta con focus specifico su soluzioni basate su GPU GeForce RTX 5060 e RTX 5070. Secondo le dichiarazioni di Huang agli investitori, i clienti già anticipano ulteriori aumenti e dimostrano una propensione maggiore a investire cifre più elevate, un fattore che dovrebbe compensare almeno in parte la riduzione dei volumi di vendita.

Una mossa ancora più significativa riguarda le schede madri. MSI sta radicalmente ricalcolando il mix produttivo tra memorie DDR5 e DDR4: stava producendo schede con un rapporto di circa 8 a 2 a favore della DDR5, ma ora ha deciso di invertire completamente questa proporzione, passando a 2 a 8 a favore della DDR4. La ragione è puramente economica: la memoria DDR4 da 16 gigabyte costa attualmente 110-120 dollari, mentre la DDR4 supera i 170-180. Nonostante anche la DDR4 abbia subito aumenti significativi, le piattaforme basate su questo standard rimangono sensibilmente più accessibili. MSI ha già avviato il lancio di nuove schede madri B550 per socket AM4 in questa direzione.

L'impatto su chi acquista componenti sarà inevitabile. I consumatori europei, già alle prese con costi energetici elevated e inflazione generalizzata, si troveranno di fronte a un mercato dove non solo i prezzi salgono, ma anche l'offerta nei segmenti più economici si assottiglia. La contrazione verso il segmento premium non lascia alternative a chi ha budget limitati: o spendere di più oppure rimandare l'aggiornamento del proprio sistema. Una situazione che, nel medio termine, potrebbe raffreddare ulteriormente la domanda di hardware gaming in una fase già complicata per l'industria.