La transizione energetica europea ha raggiunto un traguardo storico: nel 2025, per la prima volta, la produzione di elettricità da solare ed eolico ha sorpassato quella da fonti fossili, attestandosi al 30% rispetto al 29%. È il segnale più evidente di come il vecchio modello energetico sia ormai superato, ma anche la prova che il sistema deve adattarsi a una realtà profondamente mutata. A trainare questo cambiamento radicale sono stati soprattutto i costi: negli ultimi quindici anni, il prezzo dei pannelli fotovoltaici è crollato del 90%, mentre quello delle turbine eoliche si è ridotto del 70%.
L'Italia rispecchia perfettamente questo fenomeno globale. Nel nostro Paese, il numero di impianti solari è aumentato di oltre tredici volte negli ultimi quindici anni, mentre quelli eolici sono cresciuti dodici volte. La capacità installata ha raggiunto 43,5 gigawatt nel fotovoltaico e 13,5 nel settore eolico. Nel 2025 solo la produzione solare ha registrato un incremento di 61 TWh, il 20% in più rispetto all'anno precedente. Complessivamente, le rinnovabili coprono ormai il 48% del fabbisogno elettrico europeo, una percentuale che continua a crescere.
Ma questa espansione rapida mette in luce una criticità spesso sottovalutata: il ruolo determinante delle infrastrutture di trasmissione. A denunciarlo è lo studio "Sicurezza e indipendenza energetica: la rete di trasmissione come leva per la competitività dell'Italia", realizzato da Teha Group in collaborazione con Terna e presentato a Roma il 6 marzo scorso. La ricerca analizza come il sistema elettrico europeo stia evolvendo e quale sia il ruolo crescente degli operatori di rete (i Transmission System Operator, Tso) nella gestione della transizione. Il dato è chiaro: in un panorama dominato da fonti intermittenti come il sole e il vento, le reti diventano lo strumento indispensabile per garantire affidabilità del sistema, integrazione dei nuovi impianti e competitività nei mercati.
I numeri economici confermano la convenienza del passaggio alle rinnovabili. Un impianto fotovoltaico utility scale, ossia di grandi dimensioni e completo di infrastrutture di connessione e sistemi di stoccaggio, costa oggi circa 67 euro per megawattora. Un impianto eolico si attesta intorno a 83 euro per megawattora. Entrambi i valori risultano significativamente inferiori rispetto ai prezzi medi dell'elettricità registrati in Italia, con riduzioni rispettivamente del 42% e del 28%.
La sfida adesso non è più convincere il mercato sulla convenienza delle fonti pulite: è costruire le infrastrutture capaci di gestirne la variabilità. Le reti di trasmissione diventano così il vero cuore della nuova economia dell'energia, determinanti tanto per la sicurezza quanto per la competitività del sistema. Senza questi investimenti, il rischio è che la crescita delle rinnovabili si scontri con i limiti di una rete ancora strutturata secondo logiche del passato.