La tragedia che ha colpito la stazione sciistica svizzera di Crans-Montana nella notte di Capodanno continua a sollevare interrogativi sulla dinamica dell'incendio divampato al bar Le Constellation. Spuntano ora nuove testimonianze che mettono sotto accusa Jean-Marc Gabrielli, figlioccio dei gestori Jacques e Jessica Moretti, con l'accusa di aver ostruito una delle vie di fuga durante il rogo. Il padre di una delle vittime ha depositato una denuncia formale contro il giovane, alimentando il sospetto che nella gestione dell'emergenza possano aver prevalso interessi economici sulla sicurezza degli avventori.
La ricostruzione iniziale dei fatti, fornita dagli stessi proprietari del locale, viene ora seriamente messa in discussione dagli investigatori. Secondo la prima versione, un dipendente avrebbe portato cubetti di ghiaccio all'interno del bar poco prima dell'emergenza e, per motivi ancora da chiarire, avrebbe sigillato una porta a chiave. Una spiegazione che, però, contrasta nettamente con la testimonianza resa da un addetto alla sicurezza presente quella sera, il quale sostiene una realtà completamente diversa e più grave.
Secondo il racconto della guardia giurata, sarebbero stati proprio Gabrielli e altre due persone a decidere consapevolmente di barricare diversi accessi al seminterrato. L'intento, stando a questa versione, sarebbe stato quello di costringere i clienti a transitare obbligatoriamente dalla cassa prima di abbandonare il locale, creando così un controllo per evitare che qualcuno se ne andasse senza regolare pagamento. Una pratica commerciale scorretta che, nel contesto dell'emergenza incendio, avrebbe trasformato questi varchi in vere e proprie trappole mortali.
Gabrielli respinge categoricamente le accuse, affermando di non aver prestato servizio quella notte e di trovarsi semplicemente all'ingresso della veranda perché la sua compagna lavorava come dipendente del Constellation. Una dichiarazione che la guardia di sicurezza smentirebbe apertamente: secondo l'uomo, il giovane era effettivamente in servizio, posizionato all'entrata della veranda dove controllava gli accessi e gestiva le transazioni alla cassa. Questo contrasto nei racconti assume una rilevanza determinante per l'indagine in corso.
Gli inquirenti svizzeri stanno ora scandagliando con maggiore rigore le responsabilità individuali di chi operava nel locale quella sera e il grado di conformità alle norme internazionali sulla sicurezza, concentrandosi soprattutto sulla funzionalità e l'accessibilità delle uscite d'emergenza. Le nuove evidenze potrebbero rivelarsi decisive nel determinare se dietro il bilancio di vittime e feriti ci sia stato, oltre alla negligenza, anche un comportamento doloso legato al controllo degli accessi.