Israele ha dichiarato ufficialmente il 15 marzo di aver avviato "operazioni di terra limitate" contro Hezbollah nel territorio libanese meridionale. La mossa rappresenta un'escalation significativa nella campagna militare intrapresa dallo Stato ebraico, che combina ora attacchi aerei su larga scala con incursioni via terra condotte dalla novanttunesima divisione dell'esercito, supportata da mezzi corazzati pesanti.
Secondo il comunicato ufficiale dello stato maggiore israeliano, questi interventi terrestri mirati puntano a smantellare le strutture logistiche e belliche di Hezbollah nel settore meridionale, nonché a neutralizzare i combattenti del gruppo che operano nella regione. L'obiettivo dichiarato rimane quello di salvaguardare la popolazione civile del nord israeliano, sottoposta a una pioggia costante di razzi. Il portavoce militare Nadav Shoshani ha specificato che i reparti israeliani hanno assunto nuove posizioni strategiche nella zona di confine, sottolineando come Hezbollah avrebbe schierato centinaia di elementi dell'unità d'élite Al Radwan e lanciato quotidianamente centinaia di ordigni esplosivi verso il territorio israeliano.
Le operazioni terrestri sono precedute da una massiccia preparazione aerea e di artiglieria, come confermato dall'esercito stesso. Prima del dispiegamento dei soldati, la zona è stata sottoposta a bombardamenti intensissimi volti a neutralizzare obiettivi terroristici.
Il coinvolgimento del Libano nella guerra mediorientale è relativamente recente. Il conflitto è esploso il 2 marzo, quando Hezbollah ha attaccato il territorio israeliano in risposta agli attacchi mirati degli Stati Uniti e di Israele contro l'Iran, culminati con l'uccisione della guida suprema iraniana Ali Khamenei. Da quella data, Israele ha scatenato una campagna aerea massiccia contro il Libano, causando finora almeno 850 vittime civili e provocando lo sfollamento di circa 830mila persone dalle aree interessate dai combattimenti.