Robert Fico ha lanciato un appello diretto al presidente del Consiglio europeo Antonio Costa durante una conversazione telefonica durata quasi tre quarti d'ora, poco prima del vertice europeo previsto per giovedì. Al centro del colloquio: la chiusura dell'oleodotto Druzhba in territorio ucraino, una questione che Bratislava considera cruciale per la propria sicurezza energetica.

Il primo ministro slovacco non ha usato mezzi termini nel criticare la decisione di Kiev di interrompere il transito di greggio russo. Secondo Fico, si tratta di una misura unilaterale e dannosa che viola gli accordi internazionali: la Slovacchia ritiene di avere il diritto legittimo di ricevere forniture petrolifere attraverso questo canale fino alla fine del 2027. Nel suo intervento su X, Fico ha ribadito che il governo di Bratislava non può accettare questa scelta e ha chiesto alle istituzioni comunitarie di fare pressione sulla leadership ucraina per ripristinare il flusso energetico.

Ma la critica più severa riguarda la presunta gerarchia di priorità di Bruxelles. Fico ha sottolineato con fermezza che l'Unione europea non può mettere gli interessi di un Paese esterno al blocco, come l'Ucraina, davanti a quelli dei suoi Stati membri. È una dichiarazione che riflette la tensione crescente tra alcuni governi europei e la linea dominante sulla questione ucraina, evidenziando come la guerra abbia creato spaccature significative all'interno dell'Ue.

Il premier slovacco ha aggiunto un'altra lamentela in conclusione: la Commissione europea continua a non fornire soluzioni concrete per affrontare la crisi dei prezzi dell'elettricità, nonostante le richieste ripetute di capi di Stato e primi ministri. Una carenza che, secondo Bratislava, rappresenta un ulteriore fallimento delle istituzioni comunitarie nel rispondere alle necessità dei cittadini europei.