Il referendum costituzionale in programma per domenica 22 e lunedì 23 marzo rappresenta un appuntamento politico di straordinaria rilevanza, secondo quanto sostiene il giurista internazionale Fabio Marcelli. L'analista colloca il voto nel contesto di una crisi strutturale dell'Occidente, caratterizzata da conflitti armati e instabilità geopolitica che segnano un declino ritenuto ormai irreversibile dell'ordine internazionale consolidato nel secondo dopoguerra.
Marcelli sottolinea il quadro internazionale particolarmente teso. L'amministrazione Trump, secondo l'analisi proposta, si troverebbe in una situazione di fragilità dovuta alle reazioni militari delle forze locali in Medio Oriente, mentre la gestione della crisi mediorientale ripeterebbe schemi di escalation pericolosi. In questo panorama, i governi europei, con particolare riferimento all'esecutivo italiano guidato da Giorgia Meloni, verrebbero descritti come sempre più allineati alle strategie statunitensi, rischiando di trascinare il continente verso scenari di conflitto generalizzato.
Sul piano domestico, il referendum assume secondo l'autore valore simbolico di protesta verso le attuali scelte di governo. Marcelli evidenzia come la manifestazione svoltasi sabato a Roma abbia dimostrato il dissenso su questioni di ordine costituzionale e geopolitico. Nonostante il primo ministro abbia anticipato che non intende dimettersi in caso di sconfitta referendaria, una vittoria del No comporterebbe comunque conseguenze significative sul piano politico e sulla legittimazione dell'indirizzo governativo.
L'analista invoca infine la necessità di un cambio di rotta radicale nella gestione della cosa pubblica, criticando sia l'esecutivo attuale sia i settori dell'opposizione ritenuti insufficientemente alternativi. Il referendum viene proposto come occasione per registrare il malcontento profondo dell'opinione pubblica verso un modello di governance internazionale percepito come rischioso e antidemocratico.