La stretta sui semiconduttori e sui moduli di memoria comincia a pesare direttamente sui portafogli dei consumatori cinesi. OPPO, OnePlus, vivo e iQOO hanno deciso di traslare l'aumento dei costi di produzione direttamente sui prezzi al pubblico, annunciando ritocchi significativi ai listini ufficiali attraverso i canali social locali e i propri siti istituzionali. Secondo le comunicazioni aziendali, la lievitazione dei costi delle componenti essenziali ha reso inevitabile questa correzione del mercato.
OPPO ha dato il via agli aumenti a partire da oggi, interessando principalmente la gamma Serie A e Serie K, mentre ha lasciato fuori per il momento i flagship della linea Find, Reno e gli iPad Pad. I rincari più sostanziosi riguardano dispositivi come l'OPPO K13 Turbo, che ha subito un incremento di 500 yuan (circa 65 euro), salendo da 1.799 a 2.299 yuan. Lo stesso aumento è stato applicato al modello K13 Turbo Pro. Ribassi più contenuti hanno interessato il K13x con 400 yuan in più (52 euro), mentre K13s e K12s hanno registrato incrementi di 200 yuan ciascuno, equivalenti a circa 26 euro.
Anche OnePlus, il brand controllato dal medesimo gruppo industriale, non è rimasto immune da questa tendenza. Il flagship OnePlus 15 parte ora da 4.499 yuan (585 euro), dopo un rialzo di 500 yuan rispetto al prezzo di lancio. Analoga situazione per l'Ace 6, mentre l'Ace 6T ha visto il proprio listino passare da 2.599 a 2.799 yuan, portandosi a circa 364 euro. Nel complesso, gli incrementi si muovono in una forbice che va dai 200 ai 500 yuan, con una media di circa 350 yuan, pari a 45 euro per dispositivo.
Il fenomeno non è circoscritto ai due marchi del gruppo BBK Electronics. Anche vivo e iQOO hanno comunicato ufficialmente che a partire dal 18 marzo 2026 aggiorneranno i prezzi consigliati di una porzione del catalogo, sempre a motivo dell'aumento dei costi dei componenti. Gli esperti di settore non escludono che questa dinamica possa propagarsi ad altri mercati geografici, incluso quello europeo, anche se per il momento i rincari restano confinati al mercato interno cinese. Qualora gli aumenti si estendessero a livello globale, però, la traslazione in altre valute potrebbe non essere proporzionale agli incrementi espressi in yuan.