L'Unione Europea chiude le porte alla richiesta del presidente americano Donald Trump di inviare navi da guerra nello Stretto di Hormuz per garantire la libertà di navigazione e proteggere i rifornimenti di petrolio. Nel corso di una riunione straordinaria del Consiglio degli Affari Esteri svoltasi a Bruxelles, i ministri dei 27 stati membri hanno deciso di mantenere una linea di massima cautela, respingendo l'idea di ampliare il mandato delle operazioni marittime europee verso le acque dello Stretto.

Tramp aveva lanciato il suo appello attraverso i social media e successivamente ai giornalisti, rivolgendosi direttamente a Pechino, Tokyo, Parigi, Londra e a tutti i paesi che dipendono dal petrolio mediorientale. Lo scopo era mobilitare un'alleanza internazionale per contrastare quello che Washington percepisce come un blocco iraniano delle rotte commerciali, con rischi significativi per i prezzi energetici globali. L'opzione più concreta per l'Ue avrebbe potuto essere quella di estendere la missione Aspides, l'operazione navale già attiva nel Mar Rosso da due anni per proteggere le navi commerciali dagli attacchi dei miliziani sciiti yemeniti Houthi.

Kaja Kallas, Alta rappresentante dell'Ue per gli Affari Esteri, ha spiegato al termine delle consultazioni che esiste una volontà condivisa di rafforzare la missione Aspides attraverso l'invio di ulteriori asset navali, ma non di modificarne il mandato geografico. «Al momento non c'è l'intenzione di estendere le operazioni verso nord, verso lo Stretto di Hormuz» ha affermato Kallas, sottolineando che nessuno stato europeo intende entrare direttamente nel conflitto in corso. L'Italia, rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, ha confermato di aderire a questa posizione prudente, ribadendo che le missioni europee Atalanta e Aspides manterranno i loro attuali perimetri operativi.

La decisione riflette una netta distinzione di principio da parte dell'Europa: mentre Washington vede l'assicurazione della navigazione nello Stretto di Hormuz come una questione di interesse globale, Bruxelles considera il conflitto una questione che non riguarda direttamente l'Unione. Kallas ha rimarcato con chiarezza: «Questa non è guerra dell'Europa, non l'abbiamo iniziata e non abbiamo interesse in un conflitto senza fine». La posizione implica una difesa della sovranità decisionale europea rispetto alle pressioni americane, anche se mantiene aperta la possibilità di potenziare gli sforzi già in corso nel Mar Rosso per proteggere il traffico mercantile.

La questione si inserisce in un contesto più ampio di tensioni geopolitiche regionali, con l'Alta rappresentante che ha inoltre sollevato critiche implicite sulla gestione della crisi palestinese. Kallas ha chiesto chiarimenti sulla situazione a Gaza, segnalando una certa insoddisfazione europea per come gli ultimi sviluppi mediorientali stanno evolvendo. La linea di Bruxelles appare quindi quella di mantenere un equilibrio tra il riconoscimento delle sfide alla libertà di navigazione e il rifiuto di essere trascinata in operazioni militari che l'Europa considera fondamentalmente lontane dai suoi interessi strategici primari.