Dalla fine di marzo fino a luglio, le sale ipogee del LAC di Lugano ospiteranno una rassegna che mette in luce le espressioni artistiche più innovative della Corea contemporanea. K-NOW! Korean Video Art Today propone un viaggio visivo attraverso le opere di otto artisti che utilizzano il linguaggio video come strumento di ricerca profonda sulla propria cultura e sulla realtà sociale del loro paese. La mostra, curata da Francesca Benini e Je Yu Moon, rappresenta un'apertura significativa verso le nuove generazioni creative asiatiche, spesso ancora poco conosciute nei circuiti espositivi europei.

Gli otto artisti selezionati – Chan-kyong Park, Jane Jin Kaisen, Ayoung Kim, Sungsil Ryu, Heecheon Kim, Onejoon Che e Sojung Jun – hanno tutti in comune l'approccio critico alla storia e alla contemporaneità della Corea. Nonostante le loro radici culturali forti, i loro lavori affrontano questioni che trascendono i confini nazionali, toccando tematiche esistenziali rilevanti per l'intera comunità asiatica e oltre. La videoarte, in particolare, si rivela il medium perfetto per questa indagine multidimensionale, grazie alle sue capacità espressive continuamente ampliate dalle innovazioni tecnologiche.

Il percorso espositivo si apre con Citizen's Forest di Chan-kyong Park, un'installazione multicanale caratterizzata da un formato panoramico che dialoga direttamente con la tradizione della pittura asiatica, rimandando alla struttura orizzontale dei rotoli distesi. A questo primo momento rispondono i videolavori Offering e Wreckage di Jane Jin Kaisen, dove emerge con forza il legame dell'artista con l'isola di Jeju e con i suoi traumi storici, incluso il massacro di civili nel 1948 e la resistenza delle donne di quella comunità.

Ciò che caratterizza questa rassegna è la capacità di intrecciare temporalità differenti: il passato storico traumatico, il presente contemporaneo e le proiezioni verso il futuro si intersecano in uno scorrimento del tempo dilatato e ritmico. La videoarte coreana dimostrata a Lugano non rappresenta una semplice documentazione di vicende locali, ma un'indagine complessa sulla memoria collettiva, sull'identità individuale e sulle trasformazioni sociali in corso. L'esposizione promette di fornire ai visitatori una prospettiva fresca e originale su una parte di mondo ancora poco conosciuta nel panorama artistico europeo, confermando come la creazione contemporanea asiatica meriti ben più spazio nei musei occidentali.