Gabriele Lavia non dimentica la tragedia che ha colpito il teatro Sannazaro di Napoli esattamente un mese fa. A poche ore dal debutto della sua nuova produzione al Bellini, il regista milanese si rivolge direttamente al ministro della Cultura Giuli, chiedendo un intervento concreto per restituire alla città campana quella che definisce una "ferita troppo grande". "Spero che il restauro possa avvenire e che il ministro faccia in modo che il teatro torni ai napoletani", ha dichiarato Lavia all'ANSA, sottolineando quanto sia fondamentale riportare il Sannazaro alla sua funzione originaria.
Per il celebre attore, il significato del teatro va ben oltre i numeri e le statistiche di pubblico. "Il teatro è qualcosa di universale, non solo per Napoli, Milano o l'Italia, ma per il mondo intero - ha spiegato - È nato nell'antica Grecia come trono della verità, e questa sua essenza rimane immutata. Non siamo noi a fare il teatro, è il teatro che fa noi. E non può mai morire". Parole che rispecchiano il profondo legame che Lavia ha sviluppato negli anni con la città partenopea, dove ha sempre riscontrato un pubblico "attento e generoso".
La relazione tra l'artista e Napoli è consolidata da tempo. "Vengo a Napoli da anni e ho sempre trovato spettatori straordinari - racconta con affetto - Il pubblico partenopeo è come una generosa signora che prepara un pranzo abbondante, ricco di specialità. Questa volta sono tornato al mio vecchio albergo, ho passeggiato con mia moglie per via Chiaia e abbiamo cenato in un ristorante che conosciamo bene". Un rapporto autentico che emerge dalle parole sincere del regista.
Questa sera prende il via al teatro Bellini 'Lungo viaggio verso la notte', capolavoro del drammaturgo statunitense Eugene O'Neill, scritto tra il 1941 e il 1942. Il testo, che debuttò a Stoccolma nel 1956 e vinse il Pulitzer l'anno successivo, è un'opera-confessione ambientata nell'arco di una sola giornata del 1912. Protagonista è la famiglia Tyrone, dilaniata da dipendenze, sensi di colpa e legami affettivi contraddittori. La regia di Lavia trasforma lo spettacolo in un'immersione impietosa nell'amarezza del fallimento umano, esaminando come le vite degli uomini siano intrecciate di tenerezza e violenza, amore e disprezzo.
Accanto a Lavia e alla co-protagonista Federica Di Martino saliranno sul palco Jacopo Venturiero, Ian Gualdani e Beatrice Ceccherini. La produzione si articola in sei repliche. Nel 1962 Sidney Lumet realizzò l'adattamento cinematografico con Katharine Hepburn e Ralph Richardson, dimostrando quanto quest'opera continui a ispirare creatori di diverse generazioni. La scelta di portarla a Napoli in questo momento non è casuale: mentre la città conta i danni del rogo al Sannazaro, il teatro continua la sua missione di testimone della verità umana.