La ricerca del posizionamento giusto nel catalogo Google diventa sempre più complicata. Il Pixel 10a, sottoposto a test da parte della redazione, si rivela un dispositivo interessante sotto molti aspetti, ma si trova costretto a competere con due avversari che condividono esattamente il suo marchio. Una situazione paradossale che mette in difficoltà le scelte del consumatore.
Sulla carta, il nuovo modello a 549 euro non distingue particolarmente da chi lo ha preceduto. Il Pixel 9a, ancora presente negli scaffali con un prezzo inferiore di cento euro, mantiene specifiche pressoché identiche: stesso processore Tensor G4 a 4 nanometri, identico display P-OLED da 6,3 pollici con risoluzione 1080x2424 e refresh rate a 120 Hz, medesima configurazione fotografica con sensore principale da 48 megapixel. Le uniche differenze risiedono in dettagli costruttivi minori: il Gorilla Glass 7i sul 10a contro il Glass 3 del modello precedente, e un'autonomia teoricamente equivalente.
Ma il vero problema emerge quando si guarda verso l'alto della gamma. Il Pixel 10 con il suo processore Tensor G5 più potente a 3 nanometri, 12 GB di RAM, il teleobiettivo da 10,8 megapixel con zoom ottico 5x e la ricarica wireless a 15 watt è oggi disponibile a prezzi molto vicini al 10a. Google stessa ha scelto di allineare così tanto i costi che il consumatore, spendendo solo qualche euro in più, accede a una categoria di prestazioni sensibilmente superiore. La presenza di questa sovrapposizione commerciale crea una situazione dove il modello entry-level della serie perde gran parte della sua ragione d'essere.
Negli ultimi anni Google ha costruito una strategia basata sulla progressione verticale all'interno della propria lineup, ma nel caso del Pixel 10a questa logica sembra inceppata. Chi è interessato a spendere intorno ai 550 euro dovrà porsi una domanda legittima: acquisire un dispositivo praticamente identico al modello di dodici mesi prima, oppure aggiungere poco denaro per saltare direttamente a una proposta tecnologicamente più avanzata? Per la prima volta, un terminale mid-range Google fatica a trovare una sua collocazione naturale nel mercato, schiacciato dalla propria casa madre.
Se da un lato il Pixel 10a merita comunque considerazione grazie alla qualità costruttiva, agli aggiornamenti software garantiti per sette anni e alla competenza della divisione intelligenza artificiale di Google applicata alla fotografia, dall'altro la mancanza di innovazione rispetto al predecessore unita alla presenza di una valida alternativa più potente a pochi euro di distanza rappresenta un ostacolo significativo. Il listino di Google necessita di una ricalibrazione strategica per evitare che i clienti potenziali si sentano disorientati nelle loro scelte d'acquisto.