La situazione tra Stati Uniti e Iran torna a deteriorarsi con il crollo della tregua negoziata nelle scorse settimane. L'amministrazione Trump ha ordinato una nuova serie di operazioni militari contro obiettivi iraniani, secondo quanto riportano le agenzie di stampa internazionali. Le autorità di Teheran hanno confermato esplosioni in diverse zone del Paese, in particolare nelle regioni meridionali, senza però fornire dettagli precisi sugli obiettivi colpiti o sui danni provocati.
La ripresa delle ostilità ha immediate conseguenze anche sui mercati energetici globali. Il prezzo del greggio Brent, che si era stabilizzato durante il periodo di cessate il fuoco, ha ripreso a salire in risposta alla rinnovata instabilità geopolitica nel Golfo Persico. Gli analisti temono ulteriori rialzi qualora il conflitto dovesse intensificarsi.
In risposta agli attacchi americani, le autorità iraniane hanno lanciato un avvertimento esplicito: in caso di prosecuzione dei raid statunitensi, Teheran non esiterà a chiudere lo Stretto di Hormuz, una delle rotte marittime più strategiche al mondo attraverso cui transita una quota significativa del commercio petrolifero globale. Una simile mossa comporterebbe conseguenze potenzialmente drammatiche per l'economia mondiale.
La nuova fase di escalation riporta la tensione nel Medio Oriente ai massimi storici, cancellando i fragili progressi ottenuti durante il dialogo delle scorse settimane. Mentre la comunità internazionale osserva con preoccupazione, il rischio di un conflitto su larga scala rimane concreto e tangibile.