Il mercato petrolifero è tornato a tremare dopo gli ultimi eventi nel Golfo Persico, ma quello che appare come una reazione logica ai conflitti regionali nasconde in realtà una complessa trama di operazioni finanziarie. Il Brent ha guadagnato fino all'8% in una singola sessione, ma gli esperti del settore identificano nella speculazione il principale motore di questa volatilità, piuttosto che in fattori legati all'effettiva disponibilità di greggio.
La causa scatenante risiede nelle decine di migliaia di contratti d'opzione posizionati intorno ai livelli critici di prezzo. Circa 50mila contratti d'opzione sono ammassati al valore di 80 dollari al barile, mentre altri 75mila si concentrano a quota 85. Questi strumenti finanziari, per loro natura, generano movimenti amplificati sul mercato quando i prezzi superano determinate soglie. Quando chi vende opzioni ha necessità di bilanciare il portafoglio, acquista o vende futures in quantità massicce per proteggere le posizioni: un meccanismo noto come "gamma negativa" che trasforma piccoli movimenti in forti oscillazioni.
Più inquietante è la presenza di oltre 25mila scommesse in scadenza a ottobre che scommettono su prezzi tra i 110 e i 150 dollari al barile, segnale che i trader non credono nella stabilità degli accordi tra Teheran e Washington. L'annuncio di Donald Trump sul ritiro dall'intesa nucleare e la sospensione delle deroghe commerciali hanno ulteriormente alimentato l'incertezza, creando il terreno fertile per movimenti speculativi. Non è da escludere che alcuni operatori abbiano avuto informazioni privilegiate prima degli annunci presidenziali: è il terzo episodio sospetto da marzo, quando movimenti anomali nei contratti futures hanno preceduto dichiarazioni cruciali di Trump.
L'episodio più eclatante risale al 18 aprile, quando una posizione ribassista da 760 milioni di dollari (8mila contratti Brent venduti allo scoperto) è stata piazzata soli venti minuti prima dell'annuncio sulla riapertura dello Stretto. Analoghi sospetti erano emersi il 23 marzo, prima della comunicazione di Trump sulla sospensione degli attacchi alle infrastrutture iraniane.
Ma aldilà dei movimenti speculativi del greggio "di carta", l'allerta vera riguarda le quantità fisiche. Le scorte mondiali di petrolio hanno raggiunto livelli minimi preoccupanti, e questa situazione non è cambiata malgrado i movimenti di prezzo sui mercati finanziari. Una contrazione nell'offerta reale, combinata alla volatilità indotta dalla speculazione, potrebbe creare uno scenario critico per l'economia globale e per i consumatori finali, ben oltre le oscillazioni visibili sui terminal di trading.