Un dramma che continua a lasciare cicatrici profonde quello accaduto a Giaveno, in provincia di Torino, nell'ottobre del 2024. Un bambino di soli 10 anni è stato travolto da una porta da calcetto, riportando ferite così gravi da sprofondare in coma per più di trenta giorni. Dopo il ricovero presso l'ospedale Regina Margherita di Torino e il successivo trasferimento in una struttura di riabilitazione nella provincia di Como, il piccolo ha iniziato un percorso di guarigione ancora in corso, segnato da conseguenze che continueranno a influenzare la sua vita.

Le sequele dell'incidente sono significative. Il bambino presenta ancora difficoltà motorie e cognitive, necessita di un Piano educativo individualizzato a scuola e beneficia del supporto di due insegnanti dedicati. Il suo recupero richiede terapie continuative: logopedia per i disturbi del linguaggio, fisioterapia per i problemi motori, e interventi psicologici per affrontare il trauma. "I danni psicologici ed esistenziali sono già evidenti e misurabile il danno biologico che si definirà nel tempo," hanno dichiarato i genitori tramite il loro legale Enrico Maria Picco, sottolineando inoltre la grave "perdita di chance", cioè l'impossibilità per il ragazzo di sviluppare appieno le sue potenzialità a causa dell'incidente.

La famiglia, rappresentata dall'avvocato Picco, rifiuta categoricamente l'offerta dell'assicurazione, che si attesta a 193mila euro complessivi: 110mila già versati per le spese mediche sostenute e 50mila ulteriormente proposti. La cifra ritenuta insufficiente, per questo i genitori chiedono tre milioni di euro di risarcimento e intendono costituirsi parte civile nel procedimento penale. L'inchiesta per lesioni personali gravi è stata coordinata dalla pm Alessandra Salvati.

L'accusa principale riguarda violazioni alle norme sulla sicurezza sul lavoro. La porta da calcetto si trovava ai margini del campo da tennis, rappresentando un pericolo non adeguatamente prevenuto. Imputata è l'associazione Tennis Giaveno e il suo presidente Fabrizio Belmonte, difeso dagli avvocati Stefano Tizzani e Gino Obert. Quest'ultimo ha controreplica dicendo che i 50mila euro costituiscono un anticipo: "Solo a ottobre potremo definire una cifra conclusiva, quando le conseguenze per il bambino si saranno stabilizzate," ha sostenuto il difensore, aggiungendo che per fortuna gli esiti si sono rivelati meno gravi di quanto inizialmente temuto.