Il poliziotto Carmelo Cinturrino torna a dichiararsi innocente dalle accuse più gravi. Nel corso di un'udienza durata circa due ore davanti al tribunale del Riesame, dedicata all'istanza di scarcerazione, il quarantaduenne difeso dagli avvocati Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno ha reiterato la propria versione dei fatti: il colpo che ha causato la morte di Abderrahim Mansouri sarebbe partito a causa della paura e non per un intento omicida premeditato.

Cinturrino si trova dietro le sbarre dal 23 febbraio, imputato di omicidio volontario aggravato, con l'aggravante della premeditazione. Secondo il racconto fornito dai suoi legali, l'agente sostiene di aver agito in uno stato di forte emotività, senza alcun intendimento di togliere la vita alla vittima. Le difese hanno sottolineato come il poliziotto si sia mostrato "molto provato" dalla perdita di una vita umana, definendo l'accaduto una "tragica fatalità".

I legali hanno inoltre puntualizzato che Cinturrino non aveva alcun legame particolare con Mansouri, che conosceva "soltanto attraverso una fotografia di archivio". Tale circostanza mira a escludere possibili motivi personali dietro il gesto. Allo stesso tempo, la difesa ha respinto categoricamente tutte le altre imputazioni mosse contro l'agente, comprese quelle relative a presunti traffici illeciti, atti violenti e aggressioni.

L'esito dell'udienza di oggi rimane ancora in sospeso, con il tribunale che dovrà valutare se accogliere la richiesta di liberazione presentata dagli avvocati di Cinturrino, sulla base della documentazione acquisita e delle dichiarazioni rese nell'aula del Riesame.